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AlbinoLeffe News   Andreoletti: "Non voglio tifosi che danno lezioni ai dirigenti"

Andreoletti: "Non voglio tifosi che danno lezioni ai dirigenti"
Lunedì 06 Luglio 2009 11:28
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“Andreoletti, vattene!”. Un invito più esplicito gli ultrà dell’AlbinoLeffe, delusi da risultati stagionali non in linea con le loro aspettative, proprio non potevano rivolgerlo. E per suggerire al loro presidente di levare le tende hanno addirittura fondato un gruppo su Facebook, il noto social network on line. Ma l’interessato, Andreoletti Gianfranco da Colzate, imprenditore e da un decennio primo artefice del miracolo sportivo seriano, dribbla le critiche rilanciando il progetto nel segno del rinnovamento.

Allora, presidente: come risponde agli appunti di chi, su internet, l’accusa di aver frenato le ambizioni della squadra e di voler svendere i pezzi pregiati?

“Certi apprezzamenti gratuiti non mi toccano, oltre a non meritare risposta. Non abbiamo raggiunto i playoff, ma per una società come la nostra la permanenza in serie B è già un lusso e un motivo d’orgoglio. Io a fine anno devo rendere conto ai miei soci: la nostra ragion d’essere ci consente di sopravvivere al meglio nel calcio professionistico, non di ambire a chissà cosa a dispetto della realtà. Chi non lo capisce può tranquillamente cambiare squadra: ci servono tifosi affezionati, non gente che pretende di dare lezioni ai dirigenti”.

Sul calciomercato, però, certi allarmi hanno un fondo di verità: Coser e Caremi sono a fine contratto, Carobbio è andato al Bari a parametro zero, Ruopolo fa gola a molti…

“Ruopolo? Magari riuscissimo a venderlo: lui sarebbe felice di giocare in A, noi faremmo cassa. E’ la regola aurea: non si compra nessuno finché non si vende. Siamo solo all’inizio, difficile dire chi va e chi viene: ma se il Milan ha avuto bisogno di piazzare Kakà, significa che di soldi da spendere ce ne sono pochi per tutti. Con Armando Madonna stiamo gestendo una rifondazione costruita con i Cisse e con i migliori del settore giovanile, che è tra i più invidiati del Paese: la vecchia guardia ormai sta scomparendo”.

Insomma, è un modo soft per dire che sulle sponde del Serio lo spazio per un ripetersi del miracolo Chievo non c’è.

“Lo ribadisco: la A non è nella nostra ragione sociale, anche se il campo può emettere verdetti diversi. L’abbiamo sfiorata l’anno scorso, ma non avremmo spostato di una virgola la nostra politica: anzi, finora abbiamo smentito i soloni che a inizio stagione ci vedevano sempre retrocessi. Dalla C2 alla B, ogni volta ci siamo mantenuti in linea di galleggiamento. Peccato che a qualcuno non basti”.

Tra iniziative nelle scuole, ragazzini del Csi invitati allo stadio e prodotti tipici portati negli stadi di tutt’Italia con Agripromo, l’AlbinoLeffe sta proseguendo un’operazione di marketing promozionale ad ampio raggio. Ma servirà a portare pubblico?

“Ormai abbiamo superato il binomio Celeste-Valle Seriana: dobbiamo guadagnarci un bacino d’utenza quantomeno a livello provinciale. Sugli spalti si vede ancora poca gente, ma è un progetto a medio-lungo termine. E i primi germogli di questa semina laboriosa si vedono già: puntiamo a fidelizzare il pubblico e a portare sempre più famiglie alle partite, anche grazie alla tessera del tifoso in collaborazione con l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Non schediamo i tifosi, a quello ci pensa la Questura. Vogliamo piuttosto investire sullo sport come evento spettacolare e ricreativo: contestatori e teppisti ne stiano fuori, non fanno per noi”.

Lei è anche impegnato in prima linea come vicepresidente delle società di B, alle prese con lo strappo in seno alla Lega Calcio. In ballo ci sarà la solita lotta per spartirsi la torta dei diritti televisivi…

“No, è lì il bello: non c’è una vera ragione del contendere. Noi abbiamo sempre parlato di regolamenti, riconoscendo alla A un ruolo di traino. Il vero problema è che tra le grandi e il resto di chi sta al piano di sopra ci sono frizioni, e consumare il divorzio con noialtri pesci piccoli è un diversivo per nascondere queste lotte di potere. Io lavoro per ricucire, i margini ci sono”.

fonte: Simone Fornoni (www.bergamonews.it)

 

 
 
 
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