Giacchetta: "L'augurio è di tornare ad abbracciarci, magari guardando una partita dell'AlbinoLeffe"
- Pubblicato in Prima Squadra
Dopo le parole di settimana scorsa giunte dalla voce di mister Zaffaroni, tocca ora al direttore sportivo Simone Giacchetta analizzare la situazione in casa AlbinoLeffe durante questo difficile periodo dovuto all'emergenza Coronavirus.
"Il fatto di lavorare in una realtà bergamasca come la nostra - spiega il diesse bluceleste - fa sì che questa tragica situazione si senta e si percepisca in ogni momento. La Val Seriana, una delle zone più contagiate d'Italia, è la terra d'origine della nostra società: molti tifosi dell'AlbinoLeffe vengono da lì e tanti amici purtroppo sono stati duramente colpiti dal virus. Siamo al centro di uno dei peggiori focolai, ci sono state tante vittime e la salute della comunità è stata minacciata. È tragico sapere che tante persone che magari venivano ad assistere alle nostre partite non ci sono più".
"Il Dottor Riva (medico sociale, ndr) - prosegue Giacchetta - che lavora come anestesista nella terapia intensiva dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sta vivendo questa dura battaglia al Coronavirus in trincea, da eroe. Ci ha messo fin da subito al corrente di quella che era la portata del problema e della sua pericolosità, anche nel primo periodo in cui non si sapeva ancora se fosse stato possibile continuare a giocare o meno".
"Le telefonate con mister Zaffaroni si concentrano sullo stato di salute dei ragazzi, delle loro e delle nostre famiglie, con la speranza che vada sempre tutto bene, che in questo momento è l'unica cosa che davvero conta. Con i giocatori è lo stesso: ci siamo sentiti diverse volte, sempre per sincerarci reciprocamente che tutti stessero bene. Ora però dobbiamo attenerci a quelle che sono le indicazioni che giungono dal Governo, restando a casa: ciò che stiamo vivendo è un evento di portata internazionale, drammatico, equiparabile alle guerre mondiali, perché non solo causerà un numero importante di decessi ma provocherà anche gravi danni a livello economico".
"Il calcio in Italia è fermo - conclude Giacchetta - in attesa di sapere se ci saranno le condizioni sanitarie necessarie per poter riprendere un'attività di gruppo e quindi anche a giocare. Parliamo della quarta azienda del Paese, con un interesse notevole sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale. Credo che si cercherà di fare il possibile per riprendere almeno il campionato di Serie A. Qualunque cosa venga detta in questo momento però è solo figlia dell'ottimismo insito in ognuno di noi, con la speranza che questo male venga sconfitto. La realtà dei fatti è che a livello di contagio siamo ancora in piena fase di picco. L'augurio resta quello di tornare presto a giocare e ad abbracciarci tutti insieme, magari guardando una partita dell'AlbinoLeffe".
"Il fatto di lavorare in una realtà bergamasca come la nostra - spiega il diesse bluceleste - fa sì che questa tragica situazione si senta e si percepisca in ogni momento. La Val Seriana, una delle zone più contagiate d'Italia, è la terra d'origine della nostra società: molti tifosi dell'AlbinoLeffe vengono da lì e tanti amici purtroppo sono stati duramente colpiti dal virus. Siamo al centro di uno dei peggiori focolai, ci sono state tante vittime e la salute della comunità è stata minacciata. È tragico sapere che tante persone che magari venivano ad assistere alle nostre partite non ci sono più".
"Il Dottor Riva (medico sociale, ndr) - prosegue Giacchetta - che lavora come anestesista nella terapia intensiva dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sta vivendo questa dura battaglia al Coronavirus in trincea, da eroe. Ci ha messo fin da subito al corrente di quella che era la portata del problema e della sua pericolosità, anche nel primo periodo in cui non si sapeva ancora se fosse stato possibile continuare a giocare o meno".
"Le telefonate con mister Zaffaroni si concentrano sullo stato di salute dei ragazzi, delle loro e delle nostre famiglie, con la speranza che vada sempre tutto bene, che in questo momento è l'unica cosa che davvero conta. Con i giocatori è lo stesso: ci siamo sentiti diverse volte, sempre per sincerarci reciprocamente che tutti stessero bene. Ora però dobbiamo attenerci a quelle che sono le indicazioni che giungono dal Governo, restando a casa: ciò che stiamo vivendo è un evento di portata internazionale, drammatico, equiparabile alle guerre mondiali, perché non solo causerà un numero importante di decessi ma provocherà anche gravi danni a livello economico".
"Il calcio in Italia è fermo - conclude Giacchetta - in attesa di sapere se ci saranno le condizioni sanitarie necessarie per poter riprendere un'attività di gruppo e quindi anche a giocare. Parliamo della quarta azienda del Paese, con un interesse notevole sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale. Credo che si cercherà di fare il possibile per riprendere almeno il campionato di Serie A. Qualunque cosa venga detta in questo momento però è solo figlia dell'ottimismo insito in ognuno di noi, con la speranza che questo male venga sconfitto. La realtà dei fatti è che a livello di contagio siamo ancora in piena fase di picco. L'augurio resta quello di tornare presto a giocare e ad abbracciarci tutti insieme, magari guardando una partita dell'AlbinoLeffe".