Il Presidente Andreoletti: "Lega Pro da rifondare"
- Pubblicato in Prima Squadra
Sono giorni difficili all'interno della Lega Pro. Non parliamo di campo, ma di quanto accade negli uffici di Firenze dove sembra sempre più profonda la spaccatura tra buona parte dei club e la Presidenza. Esigenze agli antipodi, diversità di vedute sui temi fondamentali che toccano le 60 società che compongono i tre gironi, oltre che dichiarazioni e iniziative non sempre trasparenti. Nel calderone c'è un po' di tutto. Ricomporre il quadro non sarà semplice e tale ricostruzione dovrà necessariamente basarsi su cambi drastici e radicali. Il calcio è lo specchio fedele del nostro Paese, si sente spesso dire. Se un tentativo di cambiare l'Italia è in atto, senza volere esprimere giudizi politici, forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa anche della governance della Lega Pro. Di questo abbiamo parlato con il nostro Presidente, Gianfranco Andreoletti.
Presidente, ci spiega cosa sta succedendo nel mondo della Lega Pro?
"Sono due sono le problematiche che agitano gli animi delle società. Una è alla luce del sole ed è legata alla mancata approvazione del bilancio 2013-14 e alla conseguente sfiducia all'attuale governance della Lega. L'altra é più 'subdola', mi conceda il termine. Si combatte nelle stanze che contano con atti ed interpretazioni delle norme che ufficialmente vengono dichiarate a protezione del sistema, mentre di fatto sono a difesa di un patto col quale si sono scambiate cariche con riforme che, purtroppo, non sono il frutto di una strategia sportiva formulata nelle sedi e da soggetti che hanno titolo per esprimersi, bensì nascono da una visione di una sola componente che non è detto che abbia titolo e capacità di formulare un progetto di rilancio del mondo calcistico italiano".
In questo contesto, l'AlbinoLeffe da che parte sta?
"La nostra storia dà di per sé una risposta scontata alla domanda. Pur nel rispetto delle persone che fin qui hanno condotto la Lega Pro, riteniamo che questo sia il momento storico in cui è corretto cambiare. Come nella vita di tutti i giorni, anche in questo ambito è necessario lasciarsi alle spalle un modo di gestire che non è più allineato con le esigenze del momento e individuare una governance giovane, innovativa, ma soprattutto capace di sviluppare una strategia sportiva trasparente e sostenibile. Queste caratteristiche sono la premessa indispensabile, in prima battuta, per avere titolo a riallacciare i rapporti con la politica che con la legge Melandri ha da un lato, di fatto, esautorato la Federazione, dall'altro assegnato una quota parte di risorse derivanti dai diritti televisivi che sono largamente insufficienti a sostenere il calcio minore. In secondo luogo per attirare il mondo di chi può investire in termini di risorse pulite e uomini qualificati, perché solo così si potrà rilanciare questo settore che oltre a una valenza sportiva ha anche un grossa importanza per gli interessi economici che sviluppa per il territorio e per il nostro Paese".
Questa la situazione. Ma come se ne esce?
"Personalmente auspico un grande gesto del nostro Presidente".
Presidente, ci spiega cosa sta succedendo nel mondo della Lega Pro?
"Sono due sono le problematiche che agitano gli animi delle società. Una è alla luce del sole ed è legata alla mancata approvazione del bilancio 2013-14 e alla conseguente sfiducia all'attuale governance della Lega. L'altra é più 'subdola', mi conceda il termine. Si combatte nelle stanze che contano con atti ed interpretazioni delle norme che ufficialmente vengono dichiarate a protezione del sistema, mentre di fatto sono a difesa di un patto col quale si sono scambiate cariche con riforme che, purtroppo, non sono il frutto di una strategia sportiva formulata nelle sedi e da soggetti che hanno titolo per esprimersi, bensì nascono da una visione di una sola componente che non è detto che abbia titolo e capacità di formulare un progetto di rilancio del mondo calcistico italiano".
In questo contesto, l'AlbinoLeffe da che parte sta?
"La nostra storia dà di per sé una risposta scontata alla domanda. Pur nel rispetto delle persone che fin qui hanno condotto la Lega Pro, riteniamo che questo sia il momento storico in cui è corretto cambiare. Come nella vita di tutti i giorni, anche in questo ambito è necessario lasciarsi alle spalle un modo di gestire che non è più allineato con le esigenze del momento e individuare una governance giovane, innovativa, ma soprattutto capace di sviluppare una strategia sportiva trasparente e sostenibile. Queste caratteristiche sono la premessa indispensabile, in prima battuta, per avere titolo a riallacciare i rapporti con la politica che con la legge Melandri ha da un lato, di fatto, esautorato la Federazione, dall'altro assegnato una quota parte di risorse derivanti dai diritti televisivi che sono largamente insufficienti a sostenere il calcio minore. In secondo luogo per attirare il mondo di chi può investire in termini di risorse pulite e uomini qualificati, perché solo così si potrà rilanciare questo settore che oltre a una valenza sportiva ha anche un grossa importanza per gli interessi economici che sviluppa per il territorio e per il nostro Paese".
Questa la situazione. Ma come se ne esce?
"Personalmente auspico un grande gesto del nostro Presidente".