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Prima Squadra

Walter Nicoletti: "AlbinoLeffe, realtà ideale per crescere"

Il Centro Sportivo U.C. AlbinoLeffe è stato per due giorni la sede del corso per allenatori Uefa B. La casa bluceleste ha accolto una quarantina di allenatori della nostra provincia e non, ex calciatori e atri a fine carriera, tutti agli ordini di Walter Nicoletti per imparare i fondamenti di un mestiere in continua evoluzione.

altMister, innanzitutto com'è strutturato il corso?

“Diciamo che negli ultimi anni è stato rivisto e modificato nei tempi e nelle ore di lavoro che sono maggiori. È un corso molto impegnativo. È un corso di baso, l'ex corso di corso di Terza Categoria, che abilita ad allenare fino alla Serie B e le categorie giovanili fino alla Primavera”.

Tanti i giocatori ancora in attività che frequentato i corsi per diventare allenatori. È un fatto positivo?

“È positivo perchè facilita loro la possibilità di imparare un nuovo mestiere, ma non è semplice frequentare, però anticipando i tempi e superando l'esame hanno la possibilità di accedere alla professione partendo dai settori giovanili e poi accedere al corso Uefa A”.

È cambiata molto la figura dell'allenatore negli ultimi anni?

“Sì. Questa figura ha sempre più responsabilità rispetto a ieri e meno potere nell'organigramma. Dopo la Sentenza Bosmann sono cambiati molti equilibri, anche nella gestione di rose sempre più numerose. Noi vogliamo che gli allenatori non siano l'anello debole della catena. Inoltre sono cambiati i tempi, si tratta con giocatori che hanno una terminologia e una cultura diversa. Tutti vorrebbero vincere, avere una squadra che stia bene in campo, fare crescere i giovani, ma non è facile. Dobbiamo partire dalla realtà del gioco del calcio che oggi è cambiato. In questo periodo manchiamo nella pazienza nel voler ottenere i risultati; c'è troppa fretta”.

Cosa si deve fare per invertire questa tendenza?

“Dobbiamo lavorare meglio e di più. Meglio perchè dobbiamo stare di più sul campo, approfondendo le metodologie di lavoro, capendo le esigenze nelle nuove generazioni. Poi si deve accettare di fare fatica, che non vuol dire fare sacrificio, delle rinunce sì, ma tutto finalizzato a uno scopo”.

Cosa conosce della realtà AlbinoLeffe?

“Per prima cosa devo dire che sono rimasto esterrefatto dalla bellezza del centro sportivo, degno di una squadra di Serie A. Ho incontrato l'AlbinoLeffe da avversario e ho sempre avuto rispetto per il gioco, ma anche per i valori che la vostra società fa trasparire. Mi dispiace vedere che ora sia in una posizione di classifica difficile, ma penso che ce la possa fare a salvarsi”.

Come giudica il lavoro di mister Mangone?

“Avete un tecnico bravo e preparato, con una bella esperienza da giocatore, per questo merita fiducia. Ho iniziato ad allenare a 28 anni, quindi non posso che essere favorevole ai giovani. Poi penso che l'età non siam importante. Contano le idee e la capacità di valorizzare il materiale umano a disposizione”.

Qual è il compito, secondo lei, dei settori giovanili?

“Le società devono lavorare per creare dei giocatori completi; non dei calciatori, nel senso di qualcuno che sa calciare il pallone, ma una figura pensante, che sappia fare la scelta più corretta in un determinato momento”.

La formazione del ragazzo, prima che dell'atleta, in questo senso è fondamentale?

“Questo deve essere il primo aspetto e l'AlbinoLeffe è un modello. Il gioco del calcio non è la scuola dell'obbligo. Dai ragazzi dobbiamo tirare fuori il meglio delle qualità che madre natura gli ha dato. Poi sappiamo che le attrazioni oggi sono tante e in questo senso la società e la famiglia hanno un compito determinante”.

A questo punto non resta che salutarci.

“Ho parlato con i dirigenti, i collaboratori e mi hanno fatto tutti un'ottima impressione. Ci sono tutti i presupposti per crescere bene. Faccio un grande in bocca al lupo ai tecnici e alla Prima Squadra per il futuro immediato e non solo”.

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