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Prima Squadra

Giampietro Mutti: "Nella preparazione fisica la chiave è conoscere se stessi"

Nell'organico bluceleste dall'anno della sua fondazione, Giampietro Mutti è una delle figure di riferimento dello staff tecnico seriano. E poco importa se si tratta di settore giovanile o Prima Squadra: "Giampi", come lo chiamano i suoi ragazzi, è sempre pronto a dare il massimo per questi colori, che a distanza di 17 anni sente come una seconda pelle...

Buongiorno Giampietro, è ormai da tantissimo tempo che fai parte di questo club come preparatore atletico di riferimento. Quanto è importante la preparazione fisica in uno sport come il calcio e in cosa consiste?

alt"E' molto importante. Consiste innanzitutto nello star bene, il che significa agire prevenendo gli infortuni: l'atleta quando sta bene ha già raggiunto un buon livello fisico. In secondo luogo significa esprimere il massimo potenziale a seconda delle caratteristiche proprie e del gioco che impone un allenatore. Il modulo e il tipo di gioco proposto possono richiedere più corsa o più forza".

In cosa si differenzia la preparazione atletica in Prima Squadra da quella del settore giovanile?

"La differenza è più di approccio. Quando si lavora nel settore giovanile, hai a che fare con ragazzi che devi educare e che conosci da molto tempo: con loro si riesce ad impostare una filosofia che ad un certo momento i giovani fanno propria. In questo modo è molto più facile e fluido lavorare con loro. Con una Prima Squadra è maggiormente complicato perchè ti ritrovi con giocatori di provenienza ed età diverse. In questo caso è fondamentale far star bene quelli che fanno questo sport da tanti anni, mentre si può caricare di più con quelli giovani".

Qual è il ricordo più bello che hai qui all'AlbinoLeffe?

"Le fasi finali raggiunte con le Primavere di Madonna e Gatti. Giocavamo contro avversari di Serie A e B ed arrivare tra i primi sedici in Italia era molto difficile, considerando soprattutto che la nostra era una piccola società che non poteva permettersi investimenti incredibili al pari delle big. Aver raggiunto le fasi finali ha determinato momenti di gioia per il traguardo raggiunto che ricordo ancora oggi con grande emozione".

Da quando hai iniziato ad intraprendere questa carriera, è cambiato il tuo modo di lavorare?

"In linea di massima è cambiato molto poco: a livello giovanile, amo lavorare sugli aspetti coordinativi per la maturazione del ragazzo, mentre con i grandi mi piace lavorare sulla corsa, che reputo fondamentale per riuscire a rimanere a certi livelli. Poi ovvio che si cerca sempre di aggiornarsi, ma in realtà non è cambiato tantissimo".

Che consiglio vuoi dare ad un ragazzo che intende affacciarsi al professionismo?

"Il consiglio è quello di imparare a conoscere se stessi. Noi preparatori abbiamo a che fare con rose di 22, 23, 24 giocatori e per questo siamo obbligati ad adattare il lavoro al gruppo. Personalmente riesco a lavorar bene quando l'atleta mi aiuta ad "individualizzare" i vari esercizi. La maturità del singolo atleta sta nel capire quali sono i lavori che lo fanno star meglio e nel metterci la giusta attenzione in quello che si fa: è la chiave di tutto. E' fondamentale, quindi, saper dialogare con il preparatore per cercare di raggiungere il massimo nella propria performance".

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