Presidente Andreoletti: "La politica investa sui giovani per rilanciare la Serie C"
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Nella giornata di domani, venerdì 3 aprile, la Lega Pro si riunirà in videoconference per fare il punto sull'attuale situazione legata all'emergenza coronavirus.
Presidente Andreoletti, qual è il suo punto di vista a riguardo?
"La situazione è quanto mai grave e al momento viene difficile pensare che a breve si riesca a debellare il virus e si ristabiliscano quelle condizioni necessarie per una regolare chiusura dei campionati. Ne consegue che trovo corretto che il Presidente Ghirelli abbia deciso di convocare un'assemblea per fare il punto sulla situazione in presenza di tutti i club. Complicato prevedere sin da ora a quale risvolto si potrà arrivare, se all'ulteriore sospensione del campionato per poi riprendere a giugno o a luglio, se alla sua conclusione congelando le classifiche o al suo annullamento, ma l'appuntamento di domani sarà sicuramente l'occasione per confrontarsi e individuare una posizione comune anche su questo tema".
Negli ultimi giorni si parla tanto della possibilità di ammortizzatori sociali o di altre misure per la sostenibilità della Serie C. Cosa si aspetta dalla prossima riunione?
"Nell'assemblea di domani presumo che vengano date informazioni anche su diverse tematiche di estrema attualità, come ad esempio la possibile introduzione e il relativo iter di riconoscimento della cassa integrazione in deroga per gli sportivi professionisti o gli eventuali sviluppi del confronto con le associazioni sindacali di categoria. Sono entrambi argomenti vitali per le società di C, le quali vivono già ora, a differenza delle altre due Leghe professionistiche, in un contesto 'strutturalmente non sostenibile'. Tante proprietà che oggi le sostengono a breve dovranno scegliere se finanziare le proprie attività o la propria società sportiva. Facile immaginarne la risposta".
A tal proposito, come vede il futuro della categoria?
"La Lega Pro si è qualificata quest'anno come 'la Lega dei pulmini'. Io credo molto in questo ruolo, che ha funzioni sociali e sportive. Sociali perché in ciascuna società alleviamo tanti ragazzi, a cui insegniamo quelli che sono i valori fondamentali dello sport - come sacrificio, rispetto delle regole e degli avversari - ma anche del vivere quotidiano. Sportivo perché le nostre 60 società, presidiando il territorio, prima individuano i ragazzi di prospettiva professionistica e poi li formano, facendoli diventare giocatori. Abbiamo un ruolo fondamentale per il calcio italiano, considerato che i settori giovanili delle altre categorie professionistiche sono frequentati sempre più da ragazzi stranieri. Non bisogna poi dimenticare che questa mission consente di ridurre i costi di gestione. Sarà fondamentale, a mio avviso, che questa venga non solo confermata, ma anche rafforzata attraverso l'utilizzo obbligatorio di un determinato numero di giovani. Così facendo creeremmo le condizioni per un futuro caratterizzato da minori costi, ma con prospettive di possibile valorizzazione dei giovani cresciuti nelle nostre società ed eviteremmo quella situazione di disequilibrio sportivo che si crea quando si affrontano club che, non schierando alcun giovane, 'tradiscono' la mission della Lega Pro".
Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di una possibile riforma della terza serie, con l'idea di creare una Serie C Elite per sole 20 società.
"È una soluzione che ritengo contraria agli interessi del calcio italiano. La Lega Pro ha il compito di presidiare e allevare i talenti italiani. Ridurre le società 'professionistiche' significa ridurre anche il numero dei giovani italiani che gli stessi club formano sia come calciatori sia come uomini. Chi crede nelle funzioni di questa Lega non può che schierarsi contro questa soluzione e sollecitare la politica affinché indirizzi la Federazione a 'investire' sui giovani italiani. Pongo una domanda: è più utile per il sistema calcio italiano e per la nostra vita quotidiana investire annualmente 100 milioni di euro per giocatori di fama o rende più investirli sui giovani italiani dando loro strutture e formatori qualificati? Io non ho dubbi e da qui partirei per rilanciare un sistema che, ricordiamocelo, rappresenta la quarta industria nazionale. In tal senso rivedere la Legge Melandri, perché riconosca al calcio minore risorse adeguate, introdurre l'apprendistato per quei giovani contrattualizzati al minimo e una decontribuzione fiscale per chi, a tempo perso, collabora con noi sono le vere e utili priorità su cui lavorare".
Presidente Andreoletti, qual è il suo punto di vista a riguardo?
"La situazione è quanto mai grave e al momento viene difficile pensare che a breve si riesca a debellare il virus e si ristabiliscano quelle condizioni necessarie per una regolare chiusura dei campionati. Ne consegue che trovo corretto che il Presidente Ghirelli abbia deciso di convocare un'assemblea per fare il punto sulla situazione in presenza di tutti i club. Complicato prevedere sin da ora a quale risvolto si potrà arrivare, se all'ulteriore sospensione del campionato per poi riprendere a giugno o a luglio, se alla sua conclusione congelando le classifiche o al suo annullamento, ma l'appuntamento di domani sarà sicuramente l'occasione per confrontarsi e individuare una posizione comune anche su questo tema".
Negli ultimi giorni si parla tanto della possibilità di ammortizzatori sociali o di altre misure per la sostenibilità della Serie C. Cosa si aspetta dalla prossima riunione?
"Nell'assemblea di domani presumo che vengano date informazioni anche su diverse tematiche di estrema attualità, come ad esempio la possibile introduzione e il relativo iter di riconoscimento della cassa integrazione in deroga per gli sportivi professionisti o gli eventuali sviluppi del confronto con le associazioni sindacali di categoria. Sono entrambi argomenti vitali per le società di C, le quali vivono già ora, a differenza delle altre due Leghe professionistiche, in un contesto 'strutturalmente non sostenibile'. Tante proprietà che oggi le sostengono a breve dovranno scegliere se finanziare le proprie attività o la propria società sportiva. Facile immaginarne la risposta".
A tal proposito, come vede il futuro della categoria?
"La Lega Pro si è qualificata quest'anno come 'la Lega dei pulmini'. Io credo molto in questo ruolo, che ha funzioni sociali e sportive. Sociali perché in ciascuna società alleviamo tanti ragazzi, a cui insegniamo quelli che sono i valori fondamentali dello sport - come sacrificio, rispetto delle regole e degli avversari - ma anche del vivere quotidiano. Sportivo perché le nostre 60 società, presidiando il territorio, prima individuano i ragazzi di prospettiva professionistica e poi li formano, facendoli diventare giocatori. Abbiamo un ruolo fondamentale per il calcio italiano, considerato che i settori giovanili delle altre categorie professionistiche sono frequentati sempre più da ragazzi stranieri. Non bisogna poi dimenticare che questa mission consente di ridurre i costi di gestione. Sarà fondamentale, a mio avviso, che questa venga non solo confermata, ma anche rafforzata attraverso l'utilizzo obbligatorio di un determinato numero di giovani. Così facendo creeremmo le condizioni per un futuro caratterizzato da minori costi, ma con prospettive di possibile valorizzazione dei giovani cresciuti nelle nostre società ed eviteremmo quella situazione di disequilibrio sportivo che si crea quando si affrontano club che, non schierando alcun giovane, 'tradiscono' la mission della Lega Pro".
Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di una possibile riforma della terza serie, con l'idea di creare una Serie C Elite per sole 20 società.
"È una soluzione che ritengo contraria agli interessi del calcio italiano. La Lega Pro ha il compito di presidiare e allevare i talenti italiani. Ridurre le società 'professionistiche' significa ridurre anche il numero dei giovani italiani che gli stessi club formano sia come calciatori sia come uomini. Chi crede nelle funzioni di questa Lega non può che schierarsi contro questa soluzione e sollecitare la politica affinché indirizzi la Federazione a 'investire' sui giovani italiani. Pongo una domanda: è più utile per il sistema calcio italiano e per la nostra vita quotidiana investire annualmente 100 milioni di euro per giocatori di fama o rende più investirli sui giovani italiani dando loro strutture e formatori qualificati? Io non ho dubbi e da qui partirei per rilanciare un sistema che, ricordiamocelo, rappresenta la quarta industria nazionale. In tal senso rivedere la Legge Melandri, perché riconosca al calcio minore risorse adeguate, introdurre l'apprendistato per quei giovani contrattualizzati al minimo e una decontribuzione fiscale per chi, a tempo perso, collabora con noi sono le vere e utili priorità su cui lavorare".