La risposta del Presidente Andreoletti all'articolo di Teotino "Il buco nero della Serie C"
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Riportiamo la risposta del Presidente Gianfranco Andreoletti all'articolo del giornalista Gianfranco Teotino pubblicato su La Gazzetta dello Sport in data 15 aprile 2020 per la rubrica Calcio di Rigore dal titolo "Maxi rose e conti in rosso. Il buco nero della Serie C".
Gentile Dott. Teotino,
come sempre i suoi articoli sono stimolanti e sicuramente utili ad analizzare le problematiche che il sistema calcio oggi evidenzia.
Lei prende a riferimento dei numeri.
In primo luogo 34-37-38, che rappresentano la quantità di giocatori impiegati da tre squadre attualmente in coda alle classifiche di Serie C. Poi 30-26-30, il numero di giocatori schierati da squadre al comando nei rispettivi gironi. Dal confronto di questi dati trae la conclusione che "l'intero sistema della Serie C risulti insostenibile: è inevitabile se ogni anno spende il 50% più di quanto incassa, se i debiti corrispondono al 92% del totale delle attività, se le società evitano il crac soltanto grazie alla generosità degli imprenditori proprietari, se talvolta la malavita organizzata mette le mani in tasca al movimento".
Su questo io sono d'accordo con Lei, e aggiungo che quando vediamo (da quest'anno i dati sono stati resi pubblici) che tre società della Lega Pro registrano un monte ingaggi rispettivamente di 9.009.356, 4.742.801 e 5.210.078 euro, e che l'impiego effettivo di under nei tre gironi ha raggiunto una media del 2,2 rispetto a una forbice che doveva oscillare fra 3 e 5, è evidente che in termini di mission e di costi il sistema attualmente non funziona correttamente.
Non a caso il nostro Presidente Ghirelli, dopo aver lavorato sulle norme d'iscrizione e di controllo periodico, sta elaborando insieme al Consiglio Direttivo un piano di autoregolamentazione endogena, che a giorni dovrebbe essere portato all'approvazione dell'Assemblea e che ci auguriamo possa aiutare a evitare le storture che osserviamo nel nostro sistema calcio.
Purtroppo le logiche del "ciascuno con i propri soldi fa quello che vuole" e del "chi spende fa spettacolo" non hanno pagato, ed è tempo di intervenire.
La nostra categoria ne è risultata inflazionata, arrivando a perdere negli ultimi 5 anni ben 319 milioni di euro (dato pwc tratto da Report Calcio 2019 edito dalla Federazione) ma, cosa ancor più grave, ha perso proprietà serie, perché arrivate al fallimento o perché, resesi conto del contesto, hanno preferito abbandonare il campo.
Però mi consenta una considerazione.
Quanto da Lei evidenziato deriva dalla lettura della prima pagina del conto economico di una società, ma per capirne in modo completo lo stato di salute occorre leggere anche la seconda, quella relativa ai ricavi.
Non considero il botteghino, visto che la gran parte delle squadre di Lega Pro (escluse le squadre in testa ai tre gironi) registra una bassa affluenza. Tutti soffriamo la concorrenza delle partite della Serie A e delle trasmissioni televisive che se ne occupano, arrivate a occupare tutti gli spazi liberi del fine settimana. E non considero la voce delle sponsorizzazioni che spesso altro non sono che una formula di finanziamento delle proprietà.
Ci rendiamo allora conto che i ricavi veri altro non sono che quelli relativi alla Legge Melandri, alla mutualità e ai contributi FIGC che, nella totalità, quest'anno ammontano a 35 milioni di euro.
Questo vuol dire che, in media, ciascuna delle 59 società della Lega Pro percepisce 569.000 euro.
Lascio a Lei valutare se questa sia una cifra congrua per il sostegno di una società di calcio professionistica che ha obblighi legati alle licenze nazionali del tutto simili a quelli della Lega di B che però mediamente percepisce una contribuzione con circa uno zero in più.
Penso che basti questa considerazione, sebbene sarei felice di potermi confrontare per approfondire l'affermazione, che la Lega Pro non è sostenibile per definizione!
È per me allora evidente che se si vuol uscire da questa situazione occorre che la Federazione prima e la politica poi condividano una strategia sportiva rispondendo alla domanda che ho già posto: per il bene del calcio italiano, è meglio spendere 100 milioni per un solo giocatore di grido oppure impiegarli per lo sviluppo formativo dei giovani italiani?
Io non avrei dubbi, e sono davvero curioso di vedere se ancora una volta, come succede da 25 anni, riusciremo a sbagliare la risposta.
Gianfranco Andreoletti
Il Presidente
U.C. AlbinoLeffe S.r.l.
Gentile Dott. Teotino,
come sempre i suoi articoli sono stimolanti e sicuramente utili ad analizzare le problematiche che il sistema calcio oggi evidenzia.
Lei prende a riferimento dei numeri.
In primo luogo 34-37-38, che rappresentano la quantità di giocatori impiegati da tre squadre attualmente in coda alle classifiche di Serie C. Poi 30-26-30, il numero di giocatori schierati da squadre al comando nei rispettivi gironi. Dal confronto di questi dati trae la conclusione che "l'intero sistema della Serie C risulti insostenibile: è inevitabile se ogni anno spende il 50% più di quanto incassa, se i debiti corrispondono al 92% del totale delle attività, se le società evitano il crac soltanto grazie alla generosità degli imprenditori proprietari, se talvolta la malavita organizzata mette le mani in tasca al movimento".
Su questo io sono d'accordo con Lei, e aggiungo che quando vediamo (da quest'anno i dati sono stati resi pubblici) che tre società della Lega Pro registrano un monte ingaggi rispettivamente di 9.009.356, 4.742.801 e 5.210.078 euro, e che l'impiego effettivo di under nei tre gironi ha raggiunto una media del 2,2 rispetto a una forbice che doveva oscillare fra 3 e 5, è evidente che in termini di mission e di costi il sistema attualmente non funziona correttamente.
Non a caso il nostro Presidente Ghirelli, dopo aver lavorato sulle norme d'iscrizione e di controllo periodico, sta elaborando insieme al Consiglio Direttivo un piano di autoregolamentazione endogena, che a giorni dovrebbe essere portato all'approvazione dell'Assemblea e che ci auguriamo possa aiutare a evitare le storture che osserviamo nel nostro sistema calcio.
Purtroppo le logiche del "ciascuno con i propri soldi fa quello che vuole" e del "chi spende fa spettacolo" non hanno pagato, ed è tempo di intervenire.
La nostra categoria ne è risultata inflazionata, arrivando a perdere negli ultimi 5 anni ben 319 milioni di euro (dato pwc tratto da Report Calcio 2019 edito dalla Federazione) ma, cosa ancor più grave, ha perso proprietà serie, perché arrivate al fallimento o perché, resesi conto del contesto, hanno preferito abbandonare il campo.
Però mi consenta una considerazione.
Quanto da Lei evidenziato deriva dalla lettura della prima pagina del conto economico di una società, ma per capirne in modo completo lo stato di salute occorre leggere anche la seconda, quella relativa ai ricavi.
Non considero il botteghino, visto che la gran parte delle squadre di Lega Pro (escluse le squadre in testa ai tre gironi) registra una bassa affluenza. Tutti soffriamo la concorrenza delle partite della Serie A e delle trasmissioni televisive che se ne occupano, arrivate a occupare tutti gli spazi liberi del fine settimana. E non considero la voce delle sponsorizzazioni che spesso altro non sono che una formula di finanziamento delle proprietà.
Ci rendiamo allora conto che i ricavi veri altro non sono che quelli relativi alla Legge Melandri, alla mutualità e ai contributi FIGC che, nella totalità, quest'anno ammontano a 35 milioni di euro.
Questo vuol dire che, in media, ciascuna delle 59 società della Lega Pro percepisce 569.000 euro.
Lascio a Lei valutare se questa sia una cifra congrua per il sostegno di una società di calcio professionistica che ha obblighi legati alle licenze nazionali del tutto simili a quelli della Lega di B che però mediamente percepisce una contribuzione con circa uno zero in più.
Penso che basti questa considerazione, sebbene sarei felice di potermi confrontare per approfondire l'affermazione, che la Lega Pro non è sostenibile per definizione!
È per me allora evidente che se si vuol uscire da questa situazione occorre che la Federazione prima e la politica poi condividano una strategia sportiva rispondendo alla domanda che ho già posto: per il bene del calcio italiano, è meglio spendere 100 milioni per un solo giocatore di grido oppure impiegarli per lo sviluppo formativo dei giovani italiani?
Io non avrei dubbi, e sono davvero curioso di vedere se ancora una volta, come succede da 25 anni, riusciremo a sbagliare la risposta.
Gianfranco Andreoletti
Il Presidente
U.C. AlbinoLeffe S.r.l.