Dai reparti ospedalieri al rettangolo verde: il punto del Dott. Poggioli e del Dott. Riva sull'emergenza sanitaria
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Tra l'enorme impegno richiesto in questo periodo di emergenza sanitaria all'interno degli ospedali e il loro ruolo centrale nelle società di calcio, la responsabilità dei medici sociali spazia dalle strutture sanitarie ai campi da gioco, dove gli stessi sono chiamati anche a dare indicazioni ai club sull'attuale gestione della squadra e ad evidenziare le criticità che un'eventuale ripresa delle attività comporterebbe.
In primis però l'attenzione rimane inevitabilmente sull'attuale situazione sanitaria nel nostro territorio, migliorata rispetto ai mesi scorsi, ma che richiede ancora la massima attenzione, al fine di evitare che i numeri tornino ad aumentare. "La situazione locale della bergamasca è sicuramente migliorata rispetto a quella drammatica dei mesi di marzo e aprile - sottolinea il medico sociale bluceleste Ivano Riva - Ora negli ospedali e nelle terapie intensive è gestibile anche se abbiamo ovviamente ancora ricoverati diversi pazienti Covid positivi. Le misure di lockdown, il distanziamento sociale e l'utilizzo estensivo delle mascherine ha fatto sì che la situazione migliorasse, riducendo il numero dei contagi e rendendo i contagiati meno gravi rispetto alla fase acuta della pandemia. La stagione calda di sicuro aiuta ulteriormente per il contenimento dell'infezione. Ovviamente la situazione va monitorata strettamente nelle prossime settimane e bisogna mantenere le misure di distanziamento in vigore".
Parere confermato anche dal Dott. Giacomo Poggioli, Responsabile Sanitario del club dalla sua fondazione: "Mi attengo alle dichiarazioni del Prof. Remuzzi, noto scienziato di Bergamo, attuale presidente dell'Istituto Mario Negri ed ex primario dell'Ospedale di Bergamo, che dice che la situazione attuale è senz'altro migliorata rispetto ai mesi scorsi. I casi gravi da Covid-19 sono rari, forse per una attenuazione della carica virale, ma le previsioni per il futuro al momento sono difficili da interpretare".
Dai reparti ospedalieri al rettangolo verde. A ricordare i primi giorni di pandemia è il Dott. Riva, medico che aveva seguito la squadra durante l'ultima gara disputata in Toscana: "Abbiamo avuto notizia dell'infezione da coronavirus durante la trasferta di Siena. Nella settimana successiva abbiamo sospeso subito l'attività di gruppo e i ragazzi per tutto il periodo della pandemia hanno provveduto al mantenimento della condizione fisico-atletica dal proprio domicilio grazie al coordinamento da parte dello staff tecnico in videoconference. Questo ha permesso di salvaguardare lo stato di preparazione fisica anche in assenza di attività di gruppo. Dal punto di vista sanitario abbiamo contattato periodicamente il gruppo per accertarci del loro stato di salute. Fortunatamente nessuno di loro ha avuto problemi e tutti stanno bene. Ovviamente già dalla fine di febbraio è stata sospesa anche l'attività del Settore Giovanile a tutela dei ragazzi e delle famiglie".
Quando si arriva a parlare del Protocollo Sanitario previsto per la ripresa delle attività, il parere è concorde. "Ha sicuramente dei punti migliorabili - sottolinea il Dott. Riva - Bisogna chiaramente ricordare che, se si vuole una ripresa dell'attività sportiva, tutti devono mettere in conto un rischio più che teorico di possibili contagi. Non esiste al momento il rischio zero per queste attività di contatto. Per questo va valutata attentamente la decisione di ripartire con allenamenti e gare ufficiali".
Opinione condivisa anche dal Dott. Poggioli, che ha rimarcato la sostanziale differenza nell'applicazione del Protocollo tra le serie maggiori e la C: "Questo è un punto molto critico. Se per la Serie A e per qualche società di Serie B è comunque di difficile applicazione e non garantisce in assoluto la copertura del contagio perché in ogni caso il calcio è uno sport di squadra e quindi il contatto è inevitabile, in Serie C è inapplicabile per ragioni organizzative ed economiche. Stiamo parlando di effettuare tamponi ogni 4 giorni e test seriologici ogni due settimane. Ci sono poi tanti altri aspetti non di secondaria importanza che meriterebbero di essere menzionati, tra cui la difficoltà per tante squadre di reperire tamponi e laboratori per farli processare e la gestione di un eventuale caso positivo, senza dimenticare il ruolo del medico: la sua responsabilità è penale in caso di contagio. L'apporto del 99% dei medici della Serie C è "part-time" poiché sono, se vogliono vivere, impegnati a tempo pieno con ospedali e cliniche. Questo aspetto andrebbe rivisto, anche considerando la possibilità di un membro del gruppo squadra di potersi infettare anche al di fuori dell'ambito degli allenamenti: il medico non può giocarsi in questo modo la sua professionalità".
"Il ruolo del medico sociale deve essere sempre più riconosciuto per la sua centralità come figura di garanzia della salute di tutto il contesto squadra, intesa come atleti, ma anche come staff - aggiunge il Dott. Riva, rianimatore presso l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo - Il medico sociale è fondamentale per uno sport sicuro e per garantire il massimo della salute a tutti coloro che gli sono affidati. È una figura che merita ulteriore e maggiore riconoscimento da parte degli organi federali e da tutto il mondo sportivo. Condivide con gli atleti tutta la stagione, fin dal ritiro estivo, e li conosce nei minimi particolari, potendo garantire loro un'assistenza adeguata. In questo periodo di pandemia, soprattutto nelle zone più colpite, assume una funzione ancora più fondamentale per garantire la salute dei tesserati".
Quali consigli è necessario dispensare a tutti gli sportivi in questo momento in cui i numeri sono meno allarmanti ma la situazione di emergenza non è ancora stata superata? "Rimando nuovamente ai suggerimenti del Prof. Remuzzi - continua Poggioli - È giusto riprendere per gradi una vita normale, perché dopo essere stati rinchiusi in casa per due mesi, oltre alle patologie connesse al virus si rischia di sovrapporre anche patologie psicologiche-mentali o psichiatriche anche peggiori di quelle fisiche. Tutto dipende da noi, osservando i criteri di prevenzione, perché gradualmente si possa rientrare nella normalità. Di questo virus purtroppo si conoscono ancora troppi pochi aspetti per cui ciò che ci riserva il futuro è ancora tutto da decifrare".
Attenzione da tenere alta anche durante l'attività sportiva, come ribadito dal Dott. Riva: "Dobbiamo avere ancora accortezza e prudenza anche nei prossimi mesi, per evitare che possa tornare una situazione di emergenza come quella di marzo. Quindi anche durante l'attività sportiva, che sia professionistica o amatoriale, soprattutto se di gruppo, vanno rispettate rigorosamente le misure di distanziamento e di sicurezza previste dagli organi preposti. Non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo ancora lottare per debellare questo pericolo".
In primis però l'attenzione rimane inevitabilmente sull'attuale situazione sanitaria nel nostro territorio, migliorata rispetto ai mesi scorsi, ma che richiede ancora la massima attenzione, al fine di evitare che i numeri tornino ad aumentare. "La situazione locale della bergamasca è sicuramente migliorata rispetto a quella drammatica dei mesi di marzo e aprile - sottolinea il medico sociale bluceleste Ivano Riva - Ora negli ospedali e nelle terapie intensive è gestibile anche se abbiamo ovviamente ancora ricoverati diversi pazienti Covid positivi. Le misure di lockdown, il distanziamento sociale e l'utilizzo estensivo delle mascherine ha fatto sì che la situazione migliorasse, riducendo il numero dei contagi e rendendo i contagiati meno gravi rispetto alla fase acuta della pandemia. La stagione calda di sicuro aiuta ulteriormente per il contenimento dell'infezione. Ovviamente la situazione va monitorata strettamente nelle prossime settimane e bisogna mantenere le misure di distanziamento in vigore".
Parere confermato anche dal Dott. Giacomo Poggioli, Responsabile Sanitario del club dalla sua fondazione: "Mi attengo alle dichiarazioni del Prof. Remuzzi, noto scienziato di Bergamo, attuale presidente dell'Istituto Mario Negri ed ex primario dell'Ospedale di Bergamo, che dice che la situazione attuale è senz'altro migliorata rispetto ai mesi scorsi. I casi gravi da Covid-19 sono rari, forse per una attenuazione della carica virale, ma le previsioni per il futuro al momento sono difficili da interpretare".
Dai reparti ospedalieri al rettangolo verde. A ricordare i primi giorni di pandemia è il Dott. Riva, medico che aveva seguito la squadra durante l'ultima gara disputata in Toscana: "Abbiamo avuto notizia dell'infezione da coronavirus durante la trasferta di Siena. Nella settimana successiva abbiamo sospeso subito l'attività di gruppo e i ragazzi per tutto il periodo della pandemia hanno provveduto al mantenimento della condizione fisico-atletica dal proprio domicilio grazie al coordinamento da parte dello staff tecnico in videoconference. Questo ha permesso di salvaguardare lo stato di preparazione fisica anche in assenza di attività di gruppo. Dal punto di vista sanitario abbiamo contattato periodicamente il gruppo per accertarci del loro stato di salute. Fortunatamente nessuno di loro ha avuto problemi e tutti stanno bene. Ovviamente già dalla fine di febbraio è stata sospesa anche l'attività del Settore Giovanile a tutela dei ragazzi e delle famiglie".
Quando si arriva a parlare del Protocollo Sanitario previsto per la ripresa delle attività, il parere è concorde. "Ha sicuramente dei punti migliorabili - sottolinea il Dott. Riva - Bisogna chiaramente ricordare che, se si vuole una ripresa dell'attività sportiva, tutti devono mettere in conto un rischio più che teorico di possibili contagi. Non esiste al momento il rischio zero per queste attività di contatto. Per questo va valutata attentamente la decisione di ripartire con allenamenti e gare ufficiali".
Opinione condivisa anche dal Dott. Poggioli, che ha rimarcato la sostanziale differenza nell'applicazione del Protocollo tra le serie maggiori e la C: "Questo è un punto molto critico. Se per la Serie A e per qualche società di Serie B è comunque di difficile applicazione e non garantisce in assoluto la copertura del contagio perché in ogni caso il calcio è uno sport di squadra e quindi il contatto è inevitabile, in Serie C è inapplicabile per ragioni organizzative ed economiche. Stiamo parlando di effettuare tamponi ogni 4 giorni e test seriologici ogni due settimane. Ci sono poi tanti altri aspetti non di secondaria importanza che meriterebbero di essere menzionati, tra cui la difficoltà per tante squadre di reperire tamponi e laboratori per farli processare e la gestione di un eventuale caso positivo, senza dimenticare il ruolo del medico: la sua responsabilità è penale in caso di contagio. L'apporto del 99% dei medici della Serie C è "part-time" poiché sono, se vogliono vivere, impegnati a tempo pieno con ospedali e cliniche. Questo aspetto andrebbe rivisto, anche considerando la possibilità di un membro del gruppo squadra di potersi infettare anche al di fuori dell'ambito degli allenamenti: il medico non può giocarsi in questo modo la sua professionalità".
"Il ruolo del medico sociale deve essere sempre più riconosciuto per la sua centralità come figura di garanzia della salute di tutto il contesto squadra, intesa come atleti, ma anche come staff - aggiunge il Dott. Riva, rianimatore presso l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo - Il medico sociale è fondamentale per uno sport sicuro e per garantire il massimo della salute a tutti coloro che gli sono affidati. È una figura che merita ulteriore e maggiore riconoscimento da parte degli organi federali e da tutto il mondo sportivo. Condivide con gli atleti tutta la stagione, fin dal ritiro estivo, e li conosce nei minimi particolari, potendo garantire loro un'assistenza adeguata. In questo periodo di pandemia, soprattutto nelle zone più colpite, assume una funzione ancora più fondamentale per garantire la salute dei tesserati".
Quali consigli è necessario dispensare a tutti gli sportivi in questo momento in cui i numeri sono meno allarmanti ma la situazione di emergenza non è ancora stata superata? "Rimando nuovamente ai suggerimenti del Prof. Remuzzi - continua Poggioli - È giusto riprendere per gradi una vita normale, perché dopo essere stati rinchiusi in casa per due mesi, oltre alle patologie connesse al virus si rischia di sovrapporre anche patologie psicologiche-mentali o psichiatriche anche peggiori di quelle fisiche. Tutto dipende da noi, osservando i criteri di prevenzione, perché gradualmente si possa rientrare nella normalità. Di questo virus purtroppo si conoscono ancora troppi pochi aspetti per cui ciò che ci riserva il futuro è ancora tutto da decifrare".
Attenzione da tenere alta anche durante l'attività sportiva, come ribadito dal Dott. Riva: "Dobbiamo avere ancora accortezza e prudenza anche nei prossimi mesi, per evitare che possa tornare una situazione di emergenza come quella di marzo. Quindi anche durante l'attività sportiva, che sia professionistica o amatoriale, soprattutto se di gruppo, vanno rispettate rigorosamente le misure di distanziamento e di sicurezza previste dagli organi preposti. Non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo ancora lottare per debellare questo pericolo".