Nel calcio contano la forma e le motivazioni
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Se dovessimo fare un bilancio della primissima parte di stagione, ragionando di calcio professionistico, scopriremmo che le componenti vincenti sono e rimangono le stesse. Da un lato la forma atletica, necessaria a dare fondo alle energie in campo e ad esprimere il senso assoluto di squadra che si muove come un gruppo di orchestrali bene affiatati, dall’altro le motivazioni, che sono frutto del rapporto con l’allenatore e tra i compagni ma anche delle convinzione di fare parte di un progetto. Tutto ciò vale per le grandi squadre (e il responso della prima uscita delle due italiane presenti nei gironi di Champions League sono la dimostrazione evidente del contraltare) come per le piccole. Quando ci si riferisce al nuovo corso dell’Albinoleffe e all’anagrafe giovanile della rosa, il pensiero corre ai progetti a lungo termine di cui sono capaci, ad esempio, i maestri inglesi, capaci di raccogliere intorno alle squadre di terza divisione tanto entusiasmo e presenza di supporter quanto o forse più di mezza serie B nostrana. Vedere correre in campo ragazzi che ci mettono la testa corrisponde all’esatta interpretazione della crescita delle nuove leve. Alla fine, perché no, potremmo assistere a un campionato primavera infarcito di tre o quattro fuori quota. Ma anche in questo modo saremmo in presenza di un’ossatura di belle speranze capace di dare certezze sempre più marcate. Sono in molti a pensare che, dovendo stare in cattedra, preferirebbero insegnare nella scuola primaria piuttosto che all’università, perché l’esperienza migliore per un docente è il rapporto con l’individuo avido di sapere, curioso all’inverosimile e propenso ad imparare in ogni situazione. Forse è propria questa la condizione di Alessio Pala, un tecnico libero di arrabbiarsi se qualche fraseggio non va a buon fine e nel contempo pronto a mietere consigli perché l’errore o la sbavatura non si ripeta.
Articolo a cura di Eugenio Sorrentino - direttore www.terzotempomagazine.it
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