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Il punto sulla cadetteria

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Pazza serie B, amala.Parafrasando un motto in voga fra certe tifoserie, si potrebbe esprimere cosìlo stupore per un campionato tutt’altro che avaro di sorprese. E non è unafrase buttata lì: giunti quasi a metà del guado, la presunta corazzata Torinonaviga al largo dalle prime posizioni, mentre l’Ancona – salvatosi a giugno peril rotto della cuffia – si è issato sulla seconda piazza senza avere in praticamutato la ciurma. Senza contare che alle soglie della zona playoff, ben primadegli involuti granata, figura pure il Modena, un’altra miracolata del follefinale di stagione scorso.

Nella cadetteria, si sa, gliequilibri sono appesi a un filo sottile. Quello che separa sogni e ambizionidalla realtà quotidiana, che parla di quarantadue turni filati e ben ventiduecontendenti con soli tre obiettivi possibili: salire al piano di sopra,vivacchiare senza troppi grilli nella testa o evitare una caduta in Lega Pro –Prima Divisione che per i più, senza il conforto delle entrate garantite daidiritti televisivi, significherebbe la fine. E pare proprio quest’ultima la prospettivadel 2009/2010 dell’AlbinoLeffe, che ad oggi dovrebbe disputarsi la permanenzanella categoria in un doppio spareggio con la diciannovesima (l’Ascoli).Rischio da scongiurare come la peste, stanti le attuali difficoltà deiblucelesti, seppure reduci da una roboante vittoria casalinga sull’Empoli. Ilpercorso ad ostacoli degli uomini di Emiliano Mondonico, arrivato al posto diMindo Madonna per raddrizzare una barca che se non affonda non sembra nemmenotroppo in linea di galleggiamento, si può riassumere in una constatazione:cambiare volto durante l’estate, anche attraverso scelte obbligate (vediCarobbio, svincolato e perso senza contropartite tecniche a favore del Grossetodi Gustinetti), a certi livelli è un’operazione di maquillage che rischia didiventare più antiestetica del cerone. La faticosa ricerca dell’amalgama, unitaal ritardo di condizione di alcune pedine chiave o ancora peggio agli infortunia catena – triste costante di molte squadre, visto il tour de force cui sonosottoposte dal calendario -, alla lunga funge da zavorra anche al cospetto delpiù solido dei progetti.

Una verità cui non possono porrerimedio, come s’è detto, nemmeno forza economica e blasone: se il Torino nonride, poco ci manca che la Reggina – ultima avversaria per la Celeste nelgirone d’andata, dopo il Padova dell’ex Renzetti – non debba piangere lacrimeamare. I calabresi, ex squadra del portierone Pelizzoli, stanno risalendofaticosamente dai bassifondi dopo essersi presentati allo start con la serie Acome obiettivo. Squadre oculate e quasi micragnose, invece, mostrano unrendimento più costante: vedansi l’Ancona, secondo con il solo innestoimportante dell’ex seriano Colacone (ottima spalla del killerMastronunzio), e il Frosinone di Checco Moriero, che si sta risollevando da unaserie negativa dopo essere stato a lungo in testa. E anche la capoclassificaLecce non ha fatto sfracelli in sede di acquisti, smenandoci per giunta duepezzi pregiati come Caserta e Tiribocchi. L’ennesima dimostrazione che nellimbo della B, per vincere e durare, l’elemento unico e imprescindibile sichiama gruppo. 


Simone Fornoni

 

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