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Società

L'opinione

di Ildo Serantoni


Il Mondo ce lo aveva sussurrato in un orecchio il lunedì della scorsa settimana, all’uscita dall’università, dove aveva tenuto una sorta di lectio magistralis ai dottorandi sul tema della gestione dei talenti. «Qualche tuo collega mi ha un po’ rotto con ’sta tiritera della pareggite. Come se pareggiare ad Ascoli, a Sassuolo e con il Brescia fosse una cosa di cui dolersi. Vi state abituando troppo bene, amici miei. Comunque, venerdì col Gallipoli ve la facciamo vedere noi».

Detto fatto. Su che cosa sia successo laggiù nel Salento non è nemmeno il caso di soffermarsi: un risultatone che non dà ancora la sicurezza della salvezza, ma la avvicina in modo decisivo. Il solo fatto di potersi lasciare andare a una simile considerazione a inizio aprile - dopo tutto quello che era capitato nei primi tre mesi di campionato e visto come stavamo nei panni alla vigilia di Natale - ha un che di miracoloso. Aldilà degli aspetti tecnici e tattici, uno dei grossi meriti del Mondo è quello di essere riuscito a prendere una ventina di bravi giocatori, trasformarli in un gruppo e, da lì, fargli fare squadra.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Per amor di statistica, ricordiamo che nelle ultime quindici partite l’AlbinoLeffe ha perso solamente tre volte, mentre nelle precedenti diciotto partite le sconfitte erano state sette. Si sta ragionando sui grandi numeri, non sugli episodi, per cui non è una forzatura trarre una conclusione dai dati che abbiamo enunciato. E la conclusione è che siamo in presenmza di un AlbinoLeffe che, nella prima metà del campionato, non esisteva: gli uomini erano gli stessi, ma non facevano gruppo e nemmeno squadra. Adesso sì.

Che cosa ci aspettiamo da adesso alla fine della stagione? Per cominciare, l’ideale sarebbero due-tre pareggini di fila. Non per niente: per favorire qualche commento che faccia venire di nuovo il solletico a Mondonico. Così poi lui e i suoi giannizzeri, fra un mese, tornano nel Salento e rifilano una cinquina anche al Lecce.

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