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L'opinione

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Quante volte vi sarà capitato di assistere a discussioni - o addirittura di parteciparvi attivamente - intorno alla figura dell’allenatore? La domanda più ricorrente è: quanto incide un allenatore sui risultati della squadra? Ovviamente, si tratta di domande cui non si può dare risposte certe: Incide per il cinque per cento? O il 10? Oppure più ancora ? Oppure niente? E chi lo sa!
La ragione è che bisognerebbe anzitutto fare un distinguo: c’è allenatore e allenatore. Se l’allenatore è Mondonico, credeteci, la percentuale si alza vertiginosamente. Prendete l’ultima partita, quella di sabato con l’ambizioso Varese. È opinione condivisa che la mano del Mondo sia stata praticamente decisiva. Con una sola mossa - dentro Hetemaj, fuori Martinez - ha ridisegnato lo schieramento, riequilibrando la formazione e cambiando faccia alla squadra e alla partita. Il Varese, che fino a quel momento - mezzora del primo tempo - aveva fatto il bello e il cattivo tempo con le sue verticalizzazioni, s’è trovato di fronte una situazione nuova cui non ha saputo opporre rimedio. Un po’ come quel tale che esce di casa sotto un cielo sereno e, dopo alcuni passi, viene sorpreso dal temporale e non ha con sé nemmeno l’ombrello.
Qualcuno si potrebbe domandare: ma allora era sbagliata la formazione iniziale? Domanda legittima. La risposta, tuttavia, è: no, non era sbagliata la formazione iniziale. Era uno schieramento logico, con due difensori centrali per opporsi a Cellini-Pereira e due esterni per bloccare Carrozza e Zecchin sulle fasce. In più: Passoni play basso a fare da filtro-rilancio insieme con Previtali. Sulla carta tutto perfetto. Ma la carta non può sostituirsi alla qualità. E poiché i quattro duelli davanti alla nostra area venivano vinti tutti dagli avversari, bisognava reinventarsi tutto. Battuti dalla tecnica, insomma, bisognava rimediare con la tattica: esattamente quello che è accaduto. Come Davide contro Golia.
La prima vittoria del campionato, insomma, ha una matrice certa. E pazienza se rischiamo di sconfinare nel culto della personalità. Noi, nei confronti del Mondo, il più bravo stratega da panchina del nostro calcio, siamo disposti a correre questo rischio. Ne abbiamo visti troppi di capolavori del genere per pensare che si tratti di fatti episodici. Il 3-1 di Catanzaro della stagione 2005/06 resta inarrivabile, ma quello di sabato col Varese si colloca subito dopo.

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