La pulce nell'orecchio
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di Cesare Malnati
Se tu vai a casa di una squadra certamente più forte senza mai stuzzicarla, cioè lasciandole a disposizione tutto il campo del mondo, non puoi che perdere. A Siena in tal modo s'è comportata l'AlbinoLeffe, con esito di conseguenza. Il punteggio di misura (1-2) fa credere di una gara incerta fino all'ultimo, tuttavia si racconterebbero illusorie sciocchezze se s'approfittasse del gol al 90' di Bombardini per tentare sussiegose analisi più o meno buoniste. Quanto a Bombardini, non è il caso di scomodare paragoni d'oro per cantare qualcuna delle sue evoluzioni: tecnicamente parlando, si sa che è il più bravo, ma spesso trattasi di colpi fini a se stessi. In realtà quando il faentino ha messo a segno il suo diagonale vincente la contesa era già chiusa da tempo, ammesso che fosse mai cominciata. Nonostante il risultato acquisito sin dal 10' del secondo tempo (Larrondo su rigore al 28' e poi Brienza), i padroni di casa si sono tenuti occupati in attesa del fischio finale con una specie di tiro al bersaglio ad opera dei vari Calaiò, Mastronunzio, Carobbio, che solo l'orgoglio di Tomasig ha impedito si concretizzasse. Se infine l'inevitabile rilassamento dei toscani è valso a dimezzare le distanze, si sappia che non è così che si salvano capra e cavoli. La prestazione dell'AlbinoLeffe è stata deprimente, per non dire penosa. A volte questa squadra dà l'impressione (erronea fino a prova contraria) di conoscere già, entrando in campo, il risultato finale. Al "Franchi" durante la mezz'ora iniziale pareva che s'attendesse solo che il Siena passasse in vantaggio. Finchè, appunto, il vantaggio è giunto, sotto forma di calcio di rigore avendo Sala, disteso a terra, "parato" una conclusione ravvicinata di Larrondo. Ma in precedenza lo stesso Larrondo aveva sfiorato il gol all'11' e soprattutto i seriani non avevano letteralmente mosso un passo verso la porta avversaria. Si può capire tutto (la manifesta inferiorità tecnica, la prudenza, persino il timore reverenziale), però non una simile sottomissione. Su novanta minuti, la formazione di Mondonico ne ha giocati dieci, subito dopo l'intervallo (palla-gol di Bombardini, deviata in angolo da Coppola), per poi sparire nuovamente e completamente. In questa situazione, dilungarmi sulle prove singole oppure sull'assetto tattico saprebbe di presa in giro in quanto manca la base di discussione. Essendo venuta meno in partenza la convinzione di potersela giocare, di che parliamo? Certo è che, dopo la chiusura del 2010 in quel modo indecente (lo sconclusionato 3-3 col Piacenza), il 2011 non s'è aperto molto meglio. I giocatori non credano di passarla sempre liscia: o ci mettono il cuore o prima o poi i nodi verranno al pettine.