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Società

L'opinione

  • Pubblicato in Società
di Ildo Serantoni


Mondonico ha cominciato a vincere la partita di Livorno una settimana prima, con la fragorosa esternazione in sala stampa subito dopo la conclusione di AlbinoLeffe-Triestina. I termini della «grida» mondonicana li conoscete tutti, per cui non ci torniamo sopra se non per riconoscerne il potente effetto taumaturgico. Il navigato auriga bluceleste - tattico sopraffino, lettore di partite senza eguali in Italia - si era reso conto che tutti i canali convenzionali di motivazione erano impercorribili o, meglio, erano stati percorsi senza successo. Per dare uno scossone alla squadra bisognava inventarsene uno nuovo, con possibile effetto dirompente. Anche col pericolo di essere destabilizzante: era un rischio che bisognava correre, perché non c’era alternativa.

Il risultato della bomba a orologeria si è visto a stretto giro di posta. A Livorno, anche volendo prescindere dal risultato, si è visto un AlbinoLeffe dall’atteggiamento diametralmente opposto: un gruppo corsaro, deciso a battersi col pugnale fra i denti in un quadro generale di mutuo soccorso, dove l’uomo in difficoltà non veniva lasciato mai solo, perché c’era sempre un compagno pronto a dargli una mano. Questo atteggiamento si è ammirato soprattutto nell’ultima mezzora, quando sembrava di assistere all’assedio delle sette frecce, con i livornesi in versione indiani e i nostri asserragliati nel forte a respingerne gli assalti. Ma nel primo tempo era stata tutt’altra sinfonia, con l’AlbinoLeffe in cattedra a impartire lezione di gioco, non soltanto di rimessa. Insomma, in 90 minuti si è visto tutto: tecnica, tattica, corsa, cervello, agonismo, culo. Sì, anche quello, perché ogni tanto è giusto che le terga non siano soltanto nemiche.

Confidiamo che la lezione sia stata appresa e immagazzinata nella memoria. Questa, sia chiaro, non può e non deve restare una soluzione una tantum. Al contrario, deve essere applicata ogni sabato, perché è l’unico modo che l’AlbinoLeffe, squadra proletaria, ha per potersi salvare per l’ottava volta di fila. E anche per evitare che l’inesauribile Mondo sia costretto a inventarsene un’altra delle sue: la fantasia non gli manca, ma nemmeno lui è un pozzo senza fondo.

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