Dove il calcio è laboratorio
- Pubblicato in Società
di Marco Gaburro*
Eccomi qui. Per«colpa» di un Albinoleffe tempestivo e deciso nell’avanzare la sua proposta, nel convincermi a cambiare nuovamente domicilio, nonché terra, nonché vita. E così, casualmente, mi sono ritrovato nel bergamasco ad insegnare e ad imparare calcio, assieme a nuovi amici. Un calcio che nelle mie conoscenze si evolve, grazie al continuo confronto che il campo propone, con calciatori di qualità che permettono alle idee di verificarsi, di completarsi, di migliorarsi. La «mia» Primavera è una sorta di laboratorio, dove giocatori dotati partono ed arrivano, dove l’ultimo gradino della filiera è visto come il momento più delicato, più importante da parte dell’intera società. Fare settore giovanile a questo livello significa molto di più che allenare una squadra. Significa pensare a medio lungo termine, confrontare valori tra le annate, preparare un percorso ai talenti anche dopo l’esperienza giovanile, magari studiando la loro collocazione migliore in prima o seconda divisione, auspicando un loro ritorno nella nostra prima squadra. Perché fare calcio in una società come la nostra vuol dire avere un chiodo fisso: costruire calciatori, completarli se serve, affinché possano spiccare il volo verso il calcio che conta o possano giocare direttamente da noi, dando un contributo all’annuale obiettivo della salvezza in cadetteria. E i conti devono tornare. Mattia Valoti, classe 93, attualmente perla della nostra squadra, il prossimo anno vestirà la maglia del Milan. Altri ragazzi che lo scorso anno hanno fatto parte della Primavera oggi si stanno facendo le ossa tra i professionisti. E una nidiata di 92 di spessore si sta apprestando a sbarcare in Prima o Seconda divisione, mentre alcuni fortunati, molto probabilmente, passeranno direttamente in prima squadra. Questa «fabbrica» di calciatori è il terreno ideale per chi ama il lavoro di allenatore. Perché la strategia, il risultato, le alchimie varie, trovano spazio, ma non possono sostituire a livello di importanza la crescita dei singoli, il miglioramento tecnico, tattico, fisico e psicologico di ogni ragazzo. Ecco quindi che la settimana tipo diventa studiata proprio per questo: lunedì allenamento pomeridiano (tecnica individuale, parte aerobica, possessi palla), martedì pomeriggio ancora sul campo (partite a pressione, giochia tema, forza, velocità situazionale); poi il mercoledì mattina a lavorare con chi non va ascuola (calciatori stranieri soprattutto), per un approfondimento tecnico mirato e al pomeriggio tutti in amichevole contro la prima squadra; il giovedì altra full immersion tecnica, oltre ad un sistematico lavoro di «costruzione muscolare» per tronco e arti superiori, venerdì un po’ più di attenzione alla gara di campionato e sabato a giocare, confrontandosi con realtà di indiscusso spessore quali Inter, Milan, Atalanta… Un lavoro calibrato, che cerca di non trascurare nulla e che si riverifica di settimana in settimana, con test e valutazioni periodiche di conferma, con una scheda personale approfondita e minuziosa, che crea una sorta di carta di identità interna di ogni singolo calciatore. Così si cerca di seguire passo dopo passo la crescita di ognuno, all’interno di un centro sportivo di proprietà (a Zanica) che ci invidiano molte realtà di serie A. Due campi in erba, altri due in via di completamento, un sintetico pronto a nascere subito dietro, una gabbia, un’area tecnica, altri due campetti più piccoli ed un’ampia area portieri: il tutto immerso in un vero e proprio parco, un’oasi verde che ospita anche gli uffici e la segreteria della società. E a pochi chilometri, nell’impianto di Verdello, i calciatori della Prima Squadra si allenano quotidianamente. E’ uno spettacolo poter essere a diretto contatto con loro, sia per i miei ragazzi, che non possono che crescere nelle sfide in famiglia settimanali, sia per me, per le possibilità di crescita che un allenatore esperto come Emiliano Mondonico riserva a chi gli vive intorno. Lui è tutto e il contrario di tutto: maestro, sornione, stratega, psicologo, gestore, istrione. E’ visto dall’intero ambiente seriano come un «mago» perché ha l’esperienza e le competenze necessarie per guidare la grande famiglia dell’AlbinoLeffe. E dietro a lui un gruppo di amanti del gioco del calcio casualmente uniti provano a crescere, carpendone i consigli, spiandone i metodi, rubandone i segreti: calciatori più o meno giovani, collaboratori tecnici, ex calciatori… E di nascosto, in punta dei piedi, anche il sottoscritto. Che casualmente si trova in questa realtà, che vi si è affezionato e che cerca di proseguire in un percorso professionale che non prevede mai punti di arrivo. «Siamo in continuo divenire», diceva qualcuno. E con quel briciolo di incoscienza alla quale si accennava in apertura…quel qualcuno io lo sto prendendo in parola.
allenatore Primavera AlbinoLeffe
articolo comparso su "L'Adige", sabato 22 gennaio 2011