L'opinione
- Pubblicato in Società
di Ildo Serantoni
Nel 1992 Gianni Bugno conquistò il suo secondo Mondiale di fila senza avere vinto una corsa in tutta la stagione. Al Mondiale era stato ammesso di diritto in quanto campione uscente, diversamente non avrebbe trovato posto nella squadra azzurra. Insomma, al via della corsa, quel giorno di settembre a Benidorm, in Spagna, nessuno lo aveva incluso nei pronostici. A quei tempi, chi scrive era caposervizio alla redazione ciclismo della Gazzetta dello Sport e ricorda come fosse oggi l’acre - e vagamente provocatorio - commento dell’arguto collega Nino Minoliti, oggi capo redattore del giornale rosa: «Qui dentro dobbiamo tutti cambiare modo di fare questo mestiere, oppure dobbiamo cambiare mestiere».
Scusi il gentile lettore se l’abbiamo presa alla larga, ma queste parole ci sono rimbalzate nella testa durante e dopo la partita dell’altra notte fra AlbinoLeffe e Padova. Del resto, siamo certi di essere stati in buona e folta compagnia. Alzi la mano chi aveva previsto che si sarebbero concretizzate, tutte insieme, le seguenti eventualità: 1) porta inviolata di un AlbinoLeffe che, in tutte le partite precedenti, Coppa Italia compresa, era stato crivellato di gol; 2) Padova a secco di gol dopo che nelle partite precedenti aveva sempre segnato a raffica; 3) Perdita della partita, dell’imbattibilità e della testa della classifica da parte di un Padova che fino a due ore prima non era stato battuto da nessuno.
Invece, guarda un po’ come è bizzarro e imprevedibile il rimbalzo del pallone. Tutto ciò è accaduto in una volta sola. Oltretutto, assistendo alla partita, al di là di qualche episodio fortunato, non è sembrato che stesse accadendo qualcosa al di fuori del normale. L’AlbinoLeffe se l’è giocata alla pari, senza complessi d’inferiorità. L’analisi del collega Malnati, che trovate in questo stesso sito, è condivisibile al cento per cento. Dunque non è il caso di aggiungere nient’altro. Che monito si può trarre da tutto ciò? Uno solo: quando si fanno previsioni è sempre consigliabile usare cautela. Non soltanto per pararsi le chiappe ed evitare brutte figure, ma per rispetto nei confronti di squadra e giocatori. È un monito che rivolgiamo a noi stessi, ovviamente, prima che a chiunque altro. Anche perché, alla nostra età, dovendo cambiare mestiere non sapremmo proprio a che cosa dedicarci di diverso. Altro non sappiamo fare...