L'opinione
- Pubblicato in Società
di Ildo Serantoni
Impossibile non concordare col collega Malnati che, nella sua ultima «Pulce», mette il dito nella piaga, individuando qual è il problema numero uno dell’AlbinoLeffe: l’atteggiamento. Temo che, sotto questo profilo, la lunga serie quasi senza sconfitte - ma anche quasi senza vittorie - abbia avuto un effetto, come dire, anestetizzante: non si perde? allora va bene così. Se i risultati sono questi, invece, non andava bene per niente e va dato atto al presidente Andreoletti di averlo detto chiaramente nell’intervista che ci aveva concesso ed era stata pubblicata su questo sito intorno a Natale, quando ancora le squadre alle nostre spalle erano più di cinque. L’impressione è che la prudenza, di per sé una virtù non negativa, sia diventata il pensiero dominante del gruppo, da Fortunato in giù, fino a sconfinare nella pavidità.
Adesso è chiaro che, sotto questo aspetto, è necessario, se non addirittura indispensabile, cambiare registro. Bisogna diventare un po’ più spregiudicati. Non velleitari, questo no, ma almeno più liberi mentalmente di andare in campo ogni sabato con il chiodo fisso di fare un gol più degli avversari e non di beccarne uno di meno. Questo non vuol dire - e Malnati lo sostiene apertamente - giocare con un attaccante in più piuttosto che con un trequartista o chissachì, perché il problema non è tattico bensì mentale. Se stai bene fisicamente e hai la ferma intenzione di prendere l’avversario per le corna, gli equilibri giusti li trovi automaticamente sul campo: prima la gamba, poi la testa, infine la tattica, questo è l’ordine di priorità, non l’inverso.
Due paroline, ma proprio due sul mercato. Per dire, anzitutto, che è pretestuoso, oltre che ingiusto, fare i conti col portafoglio degli altri. E in secondo luogo che Di Natale non è in vendita e Ibra costa troppo. Di fuffa disponibile ce n’è in giro, quella sì, ma non serve: ne abbiamo già (tanta) in casa.