Il calciatore tornato operaio
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Il Corriere della Sera, ed. di Bergamo, mercoledì 22 febbraio 2012, pag. XII
C'èstato un giorno, ma nemmeno lui si ricorda quale, in cui ha appeso lescarpette al chiodo e si è infilato di nuovo la tuta blu. Nonquella da ginnastica, ma quella da metalmeccanico. Continuare con ilcalcio gli sarebbe piaciuto, ma un esonero sulla panchina dell'OsioSotto (Eccellenza), tre anni fa, gli ha fatto capire che, comeallenatore, non avrebbe fatto molta strada. La giustificazione vaoltre il 10-0 rimediato in avvio di campionato: «Ci sono statedivergenze di idee con la dirigenza, fare il mister significaaccettare compromessi e io non sono il tipo». Addio calciocrudele? «No, tutt'altro, per tanti anni è stato la miavita». Oggi la vita di Damiano Sonzogni, ex giocatoreprofessionista e capitano dell'AlbinoLeffe dal 2003 al 2006, èquesta: sveglia alle 7, inizio del turno in fabbrica ore 7.30, ottoore a montare componenti meccaniche che finiscono nelle navettespaziali o nelle auto di Formula 1, fine turno alle 16.30, cena con ifigli (che vivono con lui dopo la separazione dalla moglie) e un po'di tivù: «La mia vita di sempre, o quasi». C'èstato un tempo in cui le giornate di Sonzogni erano scandite daicartellini; quello che timbrava la mattina, quello che comparivanelle distinte del Lumezzane (la sua squadra per 8 anni, spalmati traSerie D e C1) e quelli che gli mostravano gli arbitri (anche se lasua proverbiale correttezza gliene ha concessi ben pochi). Soloquando, nel '99, è approdato all'AlbinoLeffe, si èlicenziato dalla Cms di Zogno, chiudendo così la sua carrieradi «calciatore professionista e operaio part time » econcedendosi, fino al 2009, «il lusso» di pensare solo alpallone.
«Inquegli anni - racconta - ho realizzato il mio sogno, mi misuravo congiocatori veri, come Toni cheho avuto l'onore di marcare qualche volta. È stato un gran belperiodo, anche se restare a galla in Serie B non era facile».Alui, centrale di difesa senza fronzoli, tutti guardavano nei momentidifficili. Ora i momenti difficili li stanno passando i suoi excompagni, quelli della cosiddetta cricca : «Ho giocato contutti loro: Carobbio, Joelson, Coser e Acerbis, e quando li ho saputicoinvolti nel calcioscommesse non ci volevo credere. Chissàperché poi l'hanno fatto». La buttiamo lì.Per soldi? Si sapeva che all'AlbinoLeffe gli stipendi non sono maistati d'oro... «D'oro no - risponde lui -, ma in linea con leaspettative dei giocatori, questo sì. Per chi poi, come me,era abituato alla busta paga di un operaio, i soldi sono sempre staticomunque tanti. Io stesso non sono diventato ricco, ho messo da partequalcosina, ma non abbastanza per camparci tutto il resto della vitaed è per questo che sono ritornato a fare l'operaio».Stesso lavoro e stessa ditta, la Cms , di vent'anni fa: «Mihanno riassunto e, considerati i tempi, mi ritengo fortunato».
Esclusoil movente economico: «Èpiù facile che uno si lasci intortare per soldi se gioca incategorie minori». Sonzogni, con la saggezza di un fratellomaggiore, tira un salvagente agli indagati: «Secondo me si sonotrovati coinvolti in qualcosa più grande di loro». Ildispiacere è tutto per la sua ex società ed il suopatron : «Per l'AlbinoLeffe ho dato l'anima, vedere trascinatoil suo nome nel fango mi ha fatto male. Conosco, perché le hosperimentate, l'onestà e la correttezza del presidenteAndreoletti, le sue battaglie in Lega. A lui va tutta la miasolidarietà, speriamo che questo brutto momento passi infretta». In campo e fuori: «Sono sicuro che l'AlbinoLeffesi salverà», rassicura Sonzogni, che ammette di seguirela sua ex squadra da lontano.
Ilcalcio che gli resta da vivere, tra un turno e l'altro, è ilpiù semplice del mondo: «Gioco a calcetto e tre volte lasettimana mi alleno con il San Pellegrino. Lo faccio per tenermi informa, non mi piacciono i cinquantenni con la pancetta».