La pulce nell'orecchio
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di Cesare Malnati
A Livorno quelli dell'AlbinoLeffe vanno giù come palombari. Ignomignosa sconfitta per 4-1, col gol della bandiera del ragazzino Belotti al 38' s.t., allorchè i giochi erano da tempo chiusi. Stavolta, dunque, senza neppure l'onore delle armi. Volendo fare dell'ironia, si potrebbe sostenere che è andata leggermente meglio dell'andata (allora era finita, all'Atleti Azzurri, 0-4!): ma non è proprio il caso. Del resto dopo 17-18 secondi di cronometro la sventurata squada bluceleste era già sotto, in quanto Paulinho c'aveva messo ben poco ad individuare l'autostrada apertasigli dinanzi al calcio d'inizio. Una delle tante autostrade durante il match, per la verità: s'è potuto annotare perfino un cinque contro uno in contropiede, nella ripresa, peraltro non andato a buon fine per i labronici, naturalmente. Insomma un vero disastro. Paulinho ha raddoppiato al 16' sempre nello stesso modo, cioè dettando il lancio a Luci dopo essersi infilato nel solito compiacente corridoio e successivamente vincendo come ridere l'opposizione di Piccinni, che più tenero non avrebbe potuto essere. La galleria degli orrori è proseguita a 45' con una palla inauditamente perduta a centrocampo, giusta giusta per mandare in gol Siligardi. E in questi casi attribuire la colpa al portiere, per le uscite incerte, è sin troppo semplice: ma che doveva fare Offredi dal suo osservatorio, vedendosi venire incontro in continuazione avversari soli in fuga? Per dovere di cronaca, la goleada l'ha completata a mezz'ora dalla conclusione Dionisi, anch'egli in indisturbato passeggio addirittura dentro l'area, autorizzato a decentrarsi fin sulla linea di fondo per poi tranquillamente rientrare dopo aver fatto sedere Offredi e Piccinni sulla linea di porta. Questo il sommario racconto della sconcertante gara, in cui ci starebbero anche un paio d'occasioni create dalla Celeste. Ma sinceramente a chi ne ha a cuore le sorti non può fregar di meno che la cifra di manovra non sia uguale a zero, se poi i gol stanno tutti in fondo al proprio sacco. Ed ora quale commento? Che i guai della retroguardia si originino a centrocampo non può dirsi la scoperta dell'America e la prova del nove s'è avuta in occasione di tutti, si può dire, i gol livornesi. Ma a ciò va aggiunta una generale inadeguatezza da parte di chi è schierato come difensore pure nel piazzamento e nel contrasto. E' tutto qua, ma si tratta di una carenza strutturale a cui, a questo punto, pare velleitario riuscire a porre rimedio. La formazione presentata, d'altra parte, aveva alzato, almeno a sinistra, Cristiano, teoricamente protetto dal rientrante Regonesi e non prevedeva più Previtali, sostituito dall'incontrista Hetemaj. Però il risultato non è cambiato. Inoltre, anche dal punto di vista mentale, se si scende in campo lasciandosi beffare a tempo di record, be' l'approccio non dev'esser stato dei migliori: inconcepibile, considerate le necessità impellenti di classifica. Mister Salvioni, dal canto suo, dopo 41 minuti era già negli spogliatoi, cacciato dall'arbitro Giancola per proteste. Data la situazione, preferibile astenersi, nell'azzardar giudizi, dal fare i professori. Sui due piedi, bisognerebbe riflettere che se il primo a perder la testa è proprio l'allenatore in panchina, allora buonanotte. Tuttavia il tecnico, quando si comporta così, a volte si gioca il jolly nel disperato tentativo di svegliare i suoi: tanto in campo restano undici contro undici. Però è chiaro che tanto nervosismo non si riferisce solo alla partita singola andata male, ma a una realtà più dura di quella che Salvioni stesso credeva.