Gianfranco Andreoletti: "Vi confesso i miei segreti"
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Nessuno,mentre venivano firmati i documenti in quell’estate del 1998,avrebbe mai immaginato di poter portare tanto in alto il nome diAlbino e Leffe, due paesini che nemmeno unendo il numero dei loroabitanti raggiungono la metà della capienza dello stadio diSan Siro. Ovviamente, nemmeno Gianfranco Andreoletti pensava dientrare nella storia del calcio bergamasco per via di quella societànata il 10 giugno del 1998 e che, nel giro di cinque anni, èarrivata a calpestare i prati della cadetteria, lui che nel mondo delpallone c’era entrato qualche anno prima quasi per caso, perseguire ancor più da vicino quel figlioletto che militavanelle giovanili del Leffe. “E’ stata mia moglie a convincermi adare una mano alla società - ha spiegato il numero uno delclub seriano - e ora mi trovo ad essere il presidente di una squadradi Serie B. Strano il destino a volte”.
Ricordacosa ha portato all’unione dei due club?
“IlLeffe, dopo la stagione 1997-’98 non si sarebbe più iscrittoal campionato di Serie C2 e io, che ero entrato da poco in società,appena ho intravisto la possibilità di formare questa unionecon l’Albinese non ci ho pensato due volte. E quando mi èstato chiesto di diventare il presidente del neonato club non hopotuto far altro che rispondere sì”.
Siaspettava di compiere questa grande cavalcata?
“No,assolutamente. Già allora eravamo tutti d’accordo nel direche per noi la C2 era già un lusso di cui potevamo vantarci:la nostra idea, quando abbiamo fatto nascere l’AlbinoLeffe, eraquella di dare lustro alla Val Seriana e ai suoi giovani con unasquadra in grado di mantenere a lungo il suo nome nel calcioprofessionistico”.
Cosavi ha portato fino alla Serie B?
“Unaserie di splendide coincidenze legate alla gestione, al gruppo e,perché no, alla fortuna. Ma ripeto, nessuno si sarebbe maiaspettato di arrivare così in alto”.
Glialmanacchi parlano anche di una Serie A sfiorata: lei se la sarebbepresa volentieri?
“Chise la lascerebbe scappare qualora gli passasse tra le mani? Io no dicerto. E per due anni ci siamo arrivati veramente vicini. Ma,leggendo i giornali di oggi, sembrerebbe che a farcela perdere nonsia stato solo il campo”.