Ricordiamo con affetto un avversario capace, leale e generoso.
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Sonogiorni particolari. Non è facile essere giocatore, allenarsi epensare di giocare presto dopo quello che è accaduto su uncampo così vicino, ad una persona che tutti noi, soprattuttoora che non c'è, sentiamo tanto vicina.
Sì,perché quello che è successo non è avvenuto suun campo oltremanica, come per Muamba, non è successo su unassolato rettangolo di gioco nel cuore dell'Africa, come successo aFoé, o al Jose Alvalade della bella Lisbona, ricordando ilpovero Feher.
No,la tragedia è all'Adriatico questa volta, in una partita dellanostra Serie B, ad un giocatore e ad una persona che èpatrimonio di tutti noi. Bergamasco, Nazionale giovanile, ragazzogiovane e umile, professionista e uomo vero. Per questo dispiacetanto, per questo motivo sentiamo Mario così vicino.
Ecco,per Valerio Foglio questo discorso conta, ma non basta. PerchéValerio lo ha conosciuto davvero, e soprattutto Mario ha conosciutodavvero Valerio Foglio.
“Hogiocato con lui tanti anni nelle giovanili e per tutta la trafiladella Primavera – esordisce Vale – per poi ritrovarci aVicenza. Abbiamo davvero legato proprio a Vicenza, dove siamo statiinsieme un anno intero, di calcio vero.” E che giocatore eraMario? “Fortissimo, giocòuna stagione alla grande: lui era innamorato di Vicenza, credo abbiasempre pensato di tornarci. Io lo guardavo soprattutto dalla panchinae dalla tribuna, giocavo poco quell'anno. Ma ho avuto la fortuna distare un'annata intera con lui.”
Mail ricordo di Valerio va ben oltre il campo, non si ferma all'erbache i due hanno calpestato insieme così tante volte. Ilricordo migliore di una persona, quello che coviamo con gelosia, èquello ci fa sorridere ogni volta che riaffiora alla memoria. E Valene ha tanti di ricordi così. “Non sono mai stato moltobravo a scuola, più per mancanza di voglia che per altro... Esolo lui poteva convincermi a fare un corso d'inglese: 2 ore asettimana, il lunedì o il martedì – ora non ricordo –quando non c'era allenamento, cartella in spalla a lezioned'inglese... e lui che mi prendeva in giro per la mia pronunciaterribile, ore passate a ridere insieme. Solo lui avrebbe potutotrascinarmici.”
Sufacebook una foto che li ritrae insieme “ad un evento di unabanca, vicino Verdello... io, lui, Grossi...”. Ma la foto chesu facebook non c'è “quella del capodanno a Parigi, noi,le nostre ragazze, i nostri amici, Vittorio: sotto la torre Eiffelinsieme” è quella che torna sempre nei ricordi piùbelli dell'esterno celeste.
Comese ci fosse ancora, Moro, Mario, chiamatelo come volete. Valerio nonlo ha potuto vedere a Livorno, nella recente trasferta giocata alPicchi dall'AlbinoLeffe, perché era squalificato. “L'ultimavolta che ci siamo visti è stato per un aperitivo. Tornavaspesso a Bergamo, era legato alla sua città: tornava pervedere Anna, la sua ragazza, per vedere sua sorella. Nonostante ilnostro rapporto, nonostante fossimo così vicini non mi ha maiparlato una sola volta della sua famiglia, dei suoi cari. Mai.”
Nonè facile pensare al calcio dopo Mario: soprattutto perchéValerio è giocatore anche grazie a Morosini. “Mi hainsegnato tanto, davvero tanto. Lui mi è sempre statod'esempio per l'umiltà, perché manteneva un profilosempre basso: un professionista a tutti gli effetti. Io arrivavo dalLegnano, dalla serie C: io non ero certo come Mario, ma con lui hocapito come è un giocatore vero, un professionista.”
Nonè facile essere giocatore in questi giorni: per Valerio Foglioè anche più difficile.