La pulce nell'orecchio
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Resa senza condizioni dell'AlbinoLeffe, battuta in casa anche dalla Juve Stabia (1-2) ed ormai virtualmente retrocessa in Lega Pro. La serie negativa è tanto lunga che non vale la pena puntualizzarne i numeri. Volendo ben guardare, i seriani neppure avrebbero meritato di perdere. E allora com'è maturata l'ennesima sconfitta? La differenza l'hanno fatta - ancora una volta - la determinazione e le motivazioni. I campani, semplicemente, si sono esibiti credendo in ciò che facevano, i loro avversari no. Ecco perchè a nulla è valso il finale orgoglioso dei blucelesti, che nell'ultimo quarto d'ora hanno rinchiuso in area gli ospiti alla ricerca del pareggio. Qualche tiro abbastanza pericoloso, compresa una rovesciata di Pacilli (da poco entrato per il difensore Luoni), tuttavia senza l'impeto e la furia indispensabili. Meravigliarsi - oggi - sarebbe grottesco, dopo aver segnalato per tutta la stagione che questo della mancata rabbia agonistica è stato il principale problema. Con Alessio Pala al debutto in panchina, s'è sperimentato il terzo modulo, vicino al 4-1-4-1 adottato da mister Fortunato prima dell'esonero sebbene non identico. Il nuovo allenatore, che ha scartato il 4-4-2 del suo predecessore Salvioni, ha confermato un uomo davanti alla retroguardia (provando nel ruolo Girasole, in assenza di Hetemaj) per un centrocampo a rombo, con Previtali e Laner interni e Foglio al vertice alto . Però s'è visto che non è una questione di schieramenti, se è vero che la squadra è andata sotto subito, al 7', per colpa di un indovinatissimo tiro da lontano di Mezavilla (sorpreso Offredi) senza riuscire in seguito a far valere il vantaggio psicologico della parità rapidamente raggiunta con l'opportunista Belotti. Equilibrio fino all'intervallo, ma sempre con la sensazione che più dell'ordinato compitino l'AlbinoLeffe non sarebbe mai riuscita a svolgere. E nella ripresa è bastato un quarto di supremazia territoriale alla Juve Stabia per concretizzare il secondo e definitivo vantaggio su autorete di Piccinni sugli sviluppi di un corner. D'altra parte l'affanno dentro l'area è stata una costante dell'annata dei seriani, sicchè i gol al passivo sono fioccati come conseguenza diretta (siamo giunti a quota sessantuno). Dispiace finire così, quando mancano ancora diverse partite. Gli errori si sono assommati agli errori. L'omissione decisiva, probabilmente, s'è compiuta a gennaio sostituendo Fortunato con Salvioni senza effettuare alcun acquisto. Tenendo Fortunato, che aveva sistemato la fase difensiva, bisognava ingaggiare un attaccante. Con Salvioni si sarebbe dovuto prendere un difensore possibilmente già noto al tecnico (s'era fatto il nome del reggino Cosenza, che peraltro non volle venire), in modo da rendere attuabile, almeno sulla carta, il calcio arioso negli schemi voluti dall'ex Ancona, Triestina, eccetera. A Pala, ora che i buoi sono usciti dalla stalla, il compito più ingrato: arrivare alla fine a testa alta.