"Si deve ripartire dal vivaio"
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E' stato uno deiprotagonisti di “Un sogno Serio”, poco dopo aver piantato nelmuro il chiodo a cui appendere gli scarpini dopo una parabolalunghissima: “Nell'anno dei playoff spuntarono all'improvvisoquelli del film, senza sapere esattamente cosa ne sarebbe uscito. Nel2009 mi sono riscoperto attore: un'esperienza bella e divertente”.Da eroe della pellicola a bandiera sul campo, per Ivan Del Prato ilpassaggio all'indietro sulla macchina del tempo è un faldonedi ricordi incancellabili con la scritta AlbinoLeffe sopra. L'uomo conla fascia al braccio nella doppia finale contro il Lecce ha spalleabbastanza larghe da caricarsi l'onere di una difesa d'ufficio, ancheadesso che sulla Favola sembra calato il sipario: “Troppo comodotirare una riga sul passato ora che la situazione non è piùrosea come nei giorni della gloria – sbuffa Ivan da Grassobbio,classe di ferro 1968, squisito regista arretrato dei bei tempi chefurono e attuale allenatore degli Allievi Nazionali blucelesti -. Unapiccola società nata da una fusione ai piedi della valle èstata sotto i riflettori perché s'è inventata unmiracolo sportivo praticamente dal nulla. Una storia che niente enessuno potrà mai cancellare”.
Figuriamoci se lui, ilragazzo cresciuto nell'Atalanta capace di sfiorare la A alle sogliedella quarantina con la maglia dei cugini poveri cucita a mo' diseconda pelle, riesce a levarsi di dosso l'orgoglio di una razza dilavoratori indefessi: “L'AlbinoLeffe s'è conquistato la Bpartendo dalla C2, mettendoci anche una Coppa Italia di C in mezzo.Il mio ricordo più bello è il ritorno dei playoffpromozione dalla C1: a Bergamo era giugno e faceva un caldo pazzesco,i pisani arrivarono in diecimila ma li rispedimmo a casa con le pivenel sacco. 4-2 e ciliegina sulla torta di Fusi, con fuga e sinistroall'incrocio: l'esplosione di gioia fu incontenibile, al punto che aripensarci mi emoziono ancora”. Sul futuro, nondimeno, èpiombata quasi all'improvviso la serie infinita di nuvoloni nerissimidelle gare manipolate a tradimento. Ma l'ex metronomo coi galloni dacapitano non ci sta ad accodarsi alla recita dei de profundis: “Nonnascondo che sarà arduo ripetersi a certi livelli, perchéla retrocessione in Lega Pro non è uno scherzo. La casa, però,ha solide fondamenta. Si riparte dai giovani: il problema del calcioè la congiuntura sfavorevole, investire ormai è untabù”. Fare affidamento su una nutrita pattuglia dicampioncini in erba che in cadetterìa hanno trovato spaziosolo quando le terga erano già a terra, insomma: “Chi vienedal vivaio deve farsi le ossa, la B è l'anticamera delparadiso e non si possono gettare nella mischia ragazzi che fino algiorno prima hanno giocato solo nella Primavera. Chi si allaccia lescarpe deve essere pronto, non s'improvvisa nulla”. Ed ecco chegiunge puntuale l'arringa appassionata verso il fiore all'occhiellodel sodalizio sceso dai monti per costruirsi la tana nella campagnadi Zanica: “Il vivaio è una risorsa fondamentale,soprattutto ora. Garantirà il ricambio generazionale, porteràforze fresche. Aver sfornato un Giacomo Beretta e un Mattia Valoti èmotivo di grande soddisfazione. Oggi come oggi gli organici, e irisultati sono lì a dimostrarlo, possono competere con quellidi Zingonia”.
Resistere alle sassatedel destino sul greto del fiume, dove anche le ambizioni hanno lesponde: questa la parola d'ordine che si staglia all'orizzontecolorato di celeste. La politica obbligata dei piccoli passi ma bendistesi: “E' così, ma la memoria di quelli da gigantecompiuti nei primi quattordici anni di vita va coltivata. Non comeuna reliquia, beninteso: servirà alle nuove leve per imparareche sui sacrifici e lo spirito di gruppo si possono costruire nonsogni, ma belle realtà”. Non poteva mancare, dauomo-immagine di un'epopea irripetibile, il messaggio ai gufi prontia sorvolare a bassa quota la carcassa del post-sentenza: “Non eranosecoli fa quando stavamo simpatici a tutti. E' normale che accantoalla fermezza e alla determinazione della dirigenza di voler andareavanti a testa alta in questo momento la serenità sia untraguardo da riconquistare, ma ho la netta sensazione che qualcunoabbia preso a guardarci quasi con fastidio. Facile scendere dal carroquando perde una ruota per colpe altrui”. E le prospettive delmaestro di calcio che insegna ai suoi baby rudimenti del gioco ecomportamenti di vita? “Posso allenare fino alla D, prima o poiprenderò il patentino a Coverciano per poter salire dicategoria. Ma non rubo il posto a nessuno. Consapevole che chiunqueci sarà lotterà per tenere vivo un patrimonio diBergamo e dello sport”.
Bergamo&Sport - lunedì 11 giugno 2012, pag. 6