Corriere Bergamo: Cissè, figliol prodigo seriano
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Su gentile concessione della testata Corriere della Sera - Bergamo riportiamo l'intervista pubblicata oggi al nostro Karamoko Cissè a cura di Andrea Losapio.
Il 18 dicembre scorso, l'AlbinoLeffe era reduce da una bella vittoria contro il Como. Tre punti preziosi, perché accorciavano la classifica in zona playout, portando i seriani a tre lunghezze dalla salvezza diretta.
In quel martedì arrivava però la notizia della positività di Karamoko Cisse al controllo antidoping post AlbinoLeffe-Pavia di due settimane prima (positivo alla cannabis). Sospensione in via cautelativa, fino al 15 febbraio, quando il tribunale nazionale ha deciso di infliggergli due mesi di stop, con la squalifica che terminava il lunedì successivo.
Così Cisse, domenica scorsa, è tornato a calpestare il prato del Comunale, siglando la rete del momentaneo due a zero con la Reggiana (è finita 3-0).
Ritorno in campo, gol e vittoria. Non poteva chiedere di più.
«È vero, ma sono stato contento soprattutto per l'opportunità di giocare, non tanto per la realizzazione».
Cosa le è mancato di più in questi due mesi?
«La domenica, la partita. Perché poi mi sono sempre allenato con i compagni».
L'hanno aiutata?
«Non mi hanno mai fatto sentire in colpa, anzi, mi hanno caricato molto. Soffrivo, potevo solo allenarmi».
La squalifica è sacrosanta.
«Ho fatto una grandissima cazzata. L'ho capito».
La prima reazione?
«Sono rimasto spiazzato, nelle prime due settimane non mi interessava più nulla. Mi sono chiuso in casa per pensarci da solo. Nessuno si aspettava una cosa del genere, neppure la mia famiglia».
Che conclusioni ha tratto?
«Ho rischiato una squalifica più lunga e l'unico che poteva venirne fuori ero io, con l'aiuto di squadra e società. So di avere fatto uno sbaglio, credo che la lezione mi sia servita».
Qual è la morale?
«Devo fare una vita più tranquilla per rimanere nel mondo del calcio. Per essere professionista la testa conta moltissimo. Fa la differenza».
Perché, cosa faceva fuori dal campo?
«Io sono a Bergamo da dieci anni e frequentavo un ambiente un po' strano. Con gli amici alle volte capita di fare delle stupidaggini. Te ne rendi conto solamente dopo».
Quindi non tutte le squalifiche vengono per nuocere.
«In questi due mesi sono stato male, riuscivo a staccare solamente quando andavo ad allenarmi perché non pensavo a nulla, quindi mi sentivo bene. Poi c'è un altro fattore importante».
Dica.
«Dopo questa squalifica in tanti mi hanno fermato per strada. E tutti mi facevano notare quanto avessi sbagliato».
Però i tifosi l'hanno applaudita domenica.
«E devo ringraziarli per questo, pensavo potessero reagire diversamente invece mi hanno incoraggiato. Mi hanno dato forza, ho ancora più voglia di dimostrare».
Torniamo al calcio. I playoff sono troppo lontani?
«Ora pensiamo alla salvezza, poi a tutto il resto. Se continuiamo così non dovrebbero esserci problemi e, a risultato acquisito, potremmo puntare a qualcosa d'altro».
Ora state facendo bene.
«Il campionato è strano, ti possono capitare dei passaggi a vuoto. Però c'è fame di vittoria, il gruppo è giovane».
In effetti lei dovrebbe dare il buon esempio.
«Per un periodo ho anche ricevuto la fascia di capitano. Pure quando sono rimasto fermo ho provato a fare del mio meglio, dando consigli».
Deve ringraziare Pala.
«Mi conosceva dalle giovanili dell'Atalanta, ho un grandissimo rapporto con lui. Poi mi ha fatto giocare subito titolare, io non me l'aspettavo».
Poteva lasciarla fuori.
«Sì, ma sin dal momento della mia squalifica mi ha detto che potevo allenarmi con il gruppo. Mi parla sempre, mi segue e mi dà consigli».
Lei è in scadenza. Sta contrattando il rinnovo?
«No, avevo altri problemi. Però con la società ho parlato, sta a me convincerli. Sicuramente sarebbe una cosa gradita. Ma nei miei confronti finora hanno già fatto più di quanto dovessero».
A tutti capita di sbagliare.
«L'importante è non ricaderci».
