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Madonna, usato sicuro

Su gentile concessione del Corriere della Sera - Bergamo pubblichiamo l'articolo di Cesare Zapperi pubblicato in data odierna.


AlbinoLeffe, Madonna usato sicuro

Il presidente Andreoletti spiega le ragioni che lo hanno convinto a riprendere il tecnico cacciato nel 2009. «Non ci siamo accorti delle combine, ora dobbiamo rifarci». Rapporti difficili con l'Atalanta? «Con Ruggeri erano buoni e noi non siamo cambiati»



«Io e Armando Madonna condividiamo una "colpa": non ci siamo accorti di quello che stava succedendo dietro le quinte (il riferimento è alle partite combinate, ndr). Ci piacerebbe riportare la squadra dov'era quando è successo quello che è successo...». Gianfranco Andreoletti, presidente dell'Albinoleffe, dà anche una motivazione «extracalcistica» alla scelta, apparsa sorprendente, di riaffidarsi all'allenatore che cacciò dalla sera alla mattina nel settembre 2009. 

Ma non vi eravate lasciati piuttosto bruscamente? 

«Di fronte ad un certo tipo di reazione scomposta non ebbi altra scelta. Ma va anche tenuto presente che il giorno dopo il tecnico ebbe l'onestà di riconoscere di aver sbagliato. A tutti può capitare di commettere errori. Non è questo un motivo perché non si possa riallacciare un rapporto».

Quindi avevate già fatto la pace? 

«La mano ce la siamo data reciprocamente in occasione del primo incontro con il Piacenza. Ma poi ci siamo visti anche quando abbiamo incontrato il Livorno e il Portogruaro».

Anche con Elio Gustinetti i rapporti si sono guastati. Sembra una recidiva. 

«Distinguiamo. La prima volta con Gustinetti ci siamo lasciati senza alcuna polemica dopo 5 anni di ottimo lavoro. Io ritengo che nel calcio i matrimoni non debbano durare a lungo perché c'è il rischio di sedersi».

Però poi c'è stata una seconda volta... 

«Effettivamente si è creata una situazione antipatica per un mio giudizio tecnico su una scelta tattica relativa ad una partita (Ascoli-Albinoleffe) che solo successivamente abbiamo saputo come era stata giocata. Ho saputo dopo che non avrei dovuto prendermela con l'allenatore. Lì ho sbagliato io».

Avete fatto la pace? 

«Gli ho augurato in bocca al lupo quando è stato chiamato dal Lecce per i play off. Non è andata bene, ma la vecchia situazione è stata chiarita. Avevamo sbagliato entrambi, ma per ragioni non dipendenti da noi». 

A lei, però, piacciono i ritorni: è successo con Gustinetti e Mondonico. Ora ci prova con Madonna. 

«Quando ho richiamato il primo abbiamo sfiorato la serie A. Con il secondo abbiamo raddrizzato una stagione pericolosa e raggiunto una salvezza tranquilla».

Cosa si aspetta, allora, da Madonna? 


«Spero che si inserisca al meglio nel progetto del nuovo Albinoleffe. L'addio di Pala, va detto, ci ha preso in contropiede. Noi ripartiamo da dove siamo arrivati a maggio».

Vuol dire che puntate al ritorno in serie B? 

«L'obiettivo della società, condiviso dall'allenatore, è di prendere un gol in meno e di fare un punto in più».

Un po' generico come traguardo, presidente. 

«Noi dobbiamo fare bene. Non ci possiamo permettere di fare dichiarazioni ambiziose perché rischieremmo di essere presi per presuntuosi».

Siete pronti a vendere il vostro gioiellino Andrea Belotti? 

«Per noi è un giocatore non importante, di più. Ed è difficile da sostituire. O ci saranno offerte importanti oppure rimarrà con noi. Finora non è arrivato nulla».

Che mercato farete? 

«Prima vendiamo. Non abbiamo bisogno di comprare».

Chi è Manvel Ayrapetyan, il suo nuovo assistente armeno? 

«Ho accorciato la struttura societaria. Non c'è più la figura del direttore generale, Manvel avrà un ruolo organizzativo e dovrà occuparsi della gestione del centro di Zanica. Sarà il mio braccio destro. Per la parte tecnica, visto l'ottimo lavoro svolto, sono confermati Aladino Valoti e Giovanni Bonavita».

Un'ultima domanda: come sono i rapporti con l'Atalanta? La società nerazzurra non vuole condividere con voi l'utilizzo dello stadio. 

«La risposta sul tema specifico spetta al Comune. Sul resto, ai tempi di Ruggeri avevamo un rapporto di rispetto reciproco. Noi siamo sempre quelli. Si vede che è cambiato qualcos'altro...». 


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