AL Giovani - Bonazzi: “Voglio una squadra organizzata e un gioco rapido”
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L’allenatore del campionato Berretti ad AlbinoLeffe News
Un ruolo delicato: forgiare i giovani del settore giovanile affinché possano essere pronti al grande passo, quello della prima squadra, quello del professionismo. È questo il compito quest’anno di Roberto Bonazzi, storico bomber bluceleste, ora tecnico della squadra che fino allo scorso campionato è stata guidata da Ivan Del Prato, passato al Pontisola in estate.
Mister Bonazzi, prima settimana di ritiro, quali indicazioni dalla sua squadra?
“Prima settimana, (anche se sono stati solo 3 giorni effettivi, tra rimessa in moto e riposo) conclusa con l’amichevole a Villongo: dopo soli 3 giorni si sono viste cose buone e cose meno buone, ma ce lo si poteva aspettare. C’è da lavorare, il programma prevede un grande lavoro fisico, fa parte di questo periodo iniziale. Ora iniziamo la seconda settimana, improntata sempre su allenamento fisico, ma anche un po’ più specificamente su tecnica e tattica.”
Che gioco ci dobbiamo attendere dai suoi ragazzi?
“Una squadra organizzata, che cercherà di partire da dietro e di sviluppare un gioco rapido e veloce, in modo da mettere in risalto le caratteristiche dei nostri giocatori.”
L’obiettivo è ovviamente quello della crescita dei suoi ragazzi…
“Ho a disposizione ragazzi molto molto giovani, non ci si può certo aspettare che i ’97 di chi la mia squadra è piena, giochino come i ‘95. Sono proprio i classe ’95 che vogliamo vedere e valutare, per cercare di capire quale futuro possano avere. Il nostro obiettivo finale è di preparare i nostri giovani alla prima squadra: più ragazzi entreranno in prima squadra, meglio avremo fatto il nostro lavoro. Certo, vincere dà autostima e aiuta…”
Lei all’AlbinoLeffe è tutt’ora il recordman di reti segnate. Molti suoi ragazzi non la conoscono come calciatore: la struttura del gioco che lei ora insegna rispecchia quello che lei è stato da giocatore?
“Sicuramente ero un giocatore che prediligeva un certo tipo di calcio, non mi piacevano palla alta o lunga a cercare le punte. Mi piaceva un calcio rapido, con palla a terra, giocata nei piedi e non così tanto negli spazi. Mi piaceva muovermi tra le due linee e cercavo di sfruttare gli spazi che la squadra mi lasciava.”
Lei è stato via 4 anni: come ritrova il “suo” AlbinoLeffe da allora? Cosa è cambiato?
“Sono andato via da giocatore e non sapevo allora come fosse davvero il settore giovanile. Il centro sportivo si è notevolmente sviluppato, allora non era così. Per i ragazzi è fondamentale allenarsi in un ambiente del genere. La differenza principale è proprio il centro sportivo all’avanguardia: una volta le squadre erano un po’ sparpagliate qua e là per la provincia e anche per il responsabile e l’allenatore della prima squadra era più difficile valutare i ragazzi e vedere i loro progressi.”