Giovani calciatori crescono - Robert Ganea
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Dopo anni di ammiccamenti, speranze riposte e aspettative, finalmente Robert Ganea ha coronato il suo sogno, ovvero quello di giocare per una società professionistica, ma di certo le sue ambizioni non si fermano qui. Scopriamo assieme la sua storia con la rubrica "Giovani Calciatori Crescono".
Ciao Robert, per te è il primo anno di AlbinoLeffe. Ci racconti un po' i tuoi trascorsi, prima di arrivare in bluceleste?
"Sono arrivato dalla Romania in Italia a 7 anni. Qui ho fatto 6 anni di campionato provinciale. L'anno scorso sono passato alla Trevigliese nei Regionali A, ma era da 5 anni che l'AlbinoLeffe mi seguiva: quest'anno finalmente è arrivata la chiamata che aspettavo!"
Come è stato il salto da una realtà dilettantistica a una professionistica come questa?
"Inizialmente mi sembrava tutto più duro, poi piano piano mi sono integrato con il gruppo. Lo reputo comunque un calcio difficile, ma penso che sia un ambiente in cui posso starci: mi sento adeguato per questo contesto".
Qual è, invece, la principale differenza che riscontri tra il calcio italiano e quello rumeno?
"In Romania ho iniziato a giocare con la squadra del mio paese a 3 anni. Quando ero piccolo mi facevano giocare con quelli di un anno in più. La differenza la noti anche nei campetti provinciali: qui il calcio è la grande passione di tutti e anche nei club minori si parla di tattica, moduli e schemi. In Romania, invece, queste cose non le guardano tanto".
Dopo questo inizio di campionato, qual è il ricordo collettivo più bello che hai e qual è, invece, il momento a livello personale più significativo che hai vissuto?
Ciao Robert, per te è il primo anno di AlbinoLeffe. Ci racconti un po' i tuoi trascorsi, prima di arrivare in bluceleste?
"Sono arrivato dalla Romania in Italia a 7 anni. Qui ho fatto 6 anni di campionato provinciale. L'anno scorso sono passato alla Trevigliese nei Regionali A, ma era da 5 anni che l'AlbinoLeffe mi seguiva: quest'anno finalmente è arrivata la chiamata che aspettavo!"
Come è stato il salto da una realtà dilettantistica a una professionistica come questa?"Inizialmente mi sembrava tutto più duro, poi piano piano mi sono integrato con il gruppo. Lo reputo comunque un calcio difficile, ma penso che sia un ambiente in cui posso starci: mi sento adeguato per questo contesto".
Qual è, invece, la principale differenza che riscontri tra il calcio italiano e quello rumeno?
"In Romania ho iniziato a giocare con la squadra del mio paese a 3 anni. Quando ero piccolo mi facevano giocare con quelli di un anno in più. La differenza la noti anche nei campetti provinciali: qui il calcio è la grande passione di tutti e anche nei club minori si parla di tattica, moduli e schemi. In Romania, invece, queste cose non le guardano tanto".
Dopo questo inizio di campionato, qual è il ricordo collettivo più bello che hai e qual è, invece, il momento a livello personale più significativo che hai vissuto?
"A livello personale direi la prima partita di campionato giocata in casa, in cui avevo fatto una doppietta. E' stata una bella emozione, nonostante la sconfitta. A livello collettivo, invece, direi la prestazione contro l'Inter. In quell'occasione abbiamo giocato veramente bene: abbiamo affrontato l'impegno con grande personalità, forse anche perchè scendendo in campo contro una squadra blasonata sentivamo molto la partita. E' stato bellissimo".
Tutti i giorni ti alleni a stretto contatto con i giocatori della Prima Squadra. Cosa pensi quando vedi allenarsi di fianco a te ragazzi che fino a qualche anno fa erano nella tua stessa situazione ed ora sono professionisti?
"Penso che alla base di questa società ci sia un buon settore giovanile e in questo contesto posso giocarmi le mie carte per provare ad arrivare in alto. Mi piacerebbe un giorno potermi allenare con loro".
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
"Sogno di superare professionalmente mio zio. Lui è riuscito a fare carriera nel calcio, ha giocato per squadre importanti come Wolverhampton e Stoccarda, partendo dal basso proprio dalla Romania, dalle difficoltà e dal sacrificio. Ora allena in un club di Serie B rumena e spesso mi chiede di andare a giocare là, ma io non voglio. Non mi piacciono le raccomandazioni: voglio arrivare in alto attraverso l'impegno e il sacrificio. Solo quando l'avrò superato, con i miei mezzi, potrò dire finalmente di aver coronato il mio sogno".
Tutti i giorni ti alleni a stretto contatto con i giocatori della Prima Squadra. Cosa pensi quando vedi allenarsi di fianco a te ragazzi che fino a qualche anno fa erano nella tua stessa situazione ed ora sono professionisti?
"Penso che alla base di questa società ci sia un buon settore giovanile e in questo contesto posso giocarmi le mie carte per provare ad arrivare in alto. Mi piacerebbe un giorno potermi allenare con loro".
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
"Sogno di superare professionalmente mio zio. Lui è riuscito a fare carriera nel calcio, ha giocato per squadre importanti come Wolverhampton e Stoccarda, partendo dal basso proprio dalla Romania, dalle difficoltà e dal sacrificio. Ora allena in un club di Serie B rumena e spesso mi chiede di andare a giocare là, ma io non voglio. Non mi piacciono le raccomandazioni: voglio arrivare in alto attraverso l'impegno e il sacrificio. Solo quando l'avrò superato, con i miei mezzi, potrò dire finalmente di aver coronato il mio sogno".