L'opinione
- Pubblicato in Società
di Ildo Serantoni
Negli spazi di questo sito il prode Erasmo - di cui siamo tutti curiosi di conoscere il pensiero dopo la raccapricciante esibizione dell’AlbinoLeffe contro il Modena - è solito disquisire filosoficamente intorno ai concetti di gruppo e squadra. Non avendo studi classici alle spalle, gli lasciamo volentieri l’incombenza, soprattutto questa settimana. A noi, se vogliamo essere sinceri, sabato non è parso di vedere in campo né un gruppo né una squadra, ma soltanto un’accozzaglia di sbandati. Ai quali non va concesso nemmeno il comodo alibi del gol subito a freddo dopo pochi minuti di gioco. C’era davanti un’ora e mezza per mettere una pezza al buco, ma è stata un’ora e mezza buttata via. E nel finale il buco si è ulteriormente allargato, nonostante in campo si fosse materializzata una situazione vantaggiosa, qual è quella di giocare quasi mezzora con un uomo in più.
Sta di fatto che la posizione in classifica, dopo sette partite dell’era Mondonico, non è molto diversa da quella che avevamo dopo le sette partite dell’era Madonna: allora alle spalle dell’AlbinoLeffe c’erano tre squadre, oggi sono quattro. Se non è zuppa, insomma, è pan bagnato.
Questo che cosa significa? Significa che il problema non era tanto - o soltanto - l’allenatore, né lo è adesso: il problema è la squadra. Che forse non è tanto brutta come s’è mostrata sabato contro il Modena, ma non è nemmeno quella squadra da salvezza tranquilla che un po’ tutti avevamo immaginato ad agosto. Nessuno si chiami fuori. Noi stessi ci battiamo il petto per primi, perché alla vigilia avevamo pronosticato un campionato meno angosciante. Però noi, più che guardare, giudicare, criticare non siamo titolati a fare. Spetta ad altri questo compito delicato. La società faccia quello che può, perché se l’organico rimane questo, salvarsi sarà come salire sull’Everest in bicicletta. Mondonico è bravo e una volta ha già fatto un miracolo. Ma nemmeno lui ha la bacchetta magica. Non chiediamogliene un secondo, dunque, se non dopo averlo messo nelle condizioni di poterlo fare.
Sta di fatto che la posizione in classifica, dopo sette partite dell’era Mondonico, non è molto diversa da quella che avevamo dopo le sette partite dell’era Madonna: allora alle spalle dell’AlbinoLeffe c’erano tre squadre, oggi sono quattro. Se non è zuppa, insomma, è pan bagnato.
Questo che cosa significa? Significa che il problema non era tanto - o soltanto - l’allenatore, né lo è adesso: il problema è la squadra. Che forse non è tanto brutta come s’è mostrata sabato contro il Modena, ma non è nemmeno quella squadra da salvezza tranquilla che un po’ tutti avevamo immaginato ad agosto. Nessuno si chiami fuori. Noi stessi ci battiamo il petto per primi, perché alla vigilia avevamo pronosticato un campionato meno angosciante. Però noi, più che guardare, giudicare, criticare non siamo titolati a fare. Spetta ad altri questo compito delicato. La società faccia quello che può, perché se l’organico rimane questo, salvarsi sarà come salire sull’Everest in bicicletta. Mondonico è bravo e una volta ha già fatto un miracolo. Ma nemmeno lui ha la bacchetta magica. Non chiediamogliene un secondo, dunque, se non dopo averlo messo nelle condizioni di poterlo fare.