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Società

Il bilancio bluceleste

  • Pubblicato in Società
di Ildo Serantoni


La sosta di fine anno è il momento giusto per i bilanci di metà cammino. E anche per i raffronti con le esperienze precedenti. Che il momento dell’AlbinoLeffe sia delicato è di un’evidenza solare: negarlo sarebbe da irresponsabili. La classifica è precaria, il gioco mostrato finora alquanto discontinuo, alcune lacune presentano connotazioni strutturali più che episodiche. Insomma, la situazione non è invidiabile.

Riconosciuto tutto questo, siamo anche del parere che non è il caso di lasciarsi rapire dal vortice del pessimismo. Se lo dicessimo soltanto noi, potremmo essere non del tutto credibili, stante la nostra riconosciuta vocazione a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Ma se, in qualche misura, lo dicono anche i numeri, beh, allora si può anche cominciare a crederci con ragionevolezza.

Venti punti dopo 19 giornate sono pochi, ma la storia insegna che l’AlbinoLeffe si è sempre salvato anche quando ne aveva rastrellati di meno, oppure pochissimi di più. Di meno, molti di meno, ne aveva a Natale del 2005 sotto la gestione Esposito: 14, che sarebbero diventati 15 a fine andata. Poi arrivò il Mondo e la faccenda prese quasi subito una piega diversa. Ma anche nel 2003, alla prima esperienza in serie B con Gustinetti in panchina, eravamo pressappoco lì: 21 punti dopo 19 partite, uno solo di più di quelli attuali. Eppure, pur senza strafare, si arrivò a una salvezza nemmeno troppo sofferta. E nello stesso campionato 2004/05, concluso con un ottimo 12° posto finale, equidistante dalle aree playoff e playout, alla diciannovesima giornata i punti non erano granché di più rispetto a oggi: 24.

Certo, a questo punto è meglio non andare a sbirciare nelle ultime tre stagioni, altrimenti si rischia la depressione, ma bisogna convincersi che sono state l’eccezione, non la regola. La regola, per un team come l’AlbinoLeffe, che non possiede i capitali di un Brescia, un Lecce o un Toro, è questa che stiamo vivendo adesso: bassa classifica, stringimento posteriore, sofferenza fino all’ultima giornata. E il motto è - deve essere - uno solo: lotta dura senza paura. Tutto ciò a prescindere da chi se ne andrà e da chi arriverà entro fine gennaio. Certo, se arrivasse Tiboni a noi non dispiacerebbe proprio.

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