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L'opinione

  • Pubblicato in Società
di Ildo Serantoni


AlbinoLeffe-Torino è stata una brutta partita: molta fisicità, molta attenzione alla tattica, ma poca tecnica, poca ispirazione, poca velocità. Evidente, in entrambe le squadre, un problema di amalgama, che ha condizionato le scelte coraggiose: non ci riferiamo a quelle degli allenatori, bensì a quelle dei giocatori sul campo. Prudenza, accortezza, timore reciproco hanno incanalato la partita su binari senza sbocchi. Se non è finita 0-0 - che sarebbe stata la fotografia fedele del match -  tutti sappiamo perché e non è il caso di dilungarsi.

Qualcuno, leggendo dei problemi di amalgama, potrebbe insorgere: ma come si può parlare di amalgama a febbraio, dopo sei mesi di campionato? Si può, si può: basta guardare le formazioni messe in campo. Degli undici titolari schierati dal Torino nella partita di andata, sapete quanti ce n’erano sabato? Evitatevi la ricerca, ve lo diciamo subito: ce n’era in campo uno, solamente uno, Loria. Gli altri dieci tutti nuovi o quasi, perché il Torino ha razziato il mercato januario portandosi a casa tutto quello che c’era.

E l’AlbinoLeffe? Non è arrivato a tanto, ma l’inserimento ex-novo di un centrale difensivo (Cioffi) e di due centrocampisti come Bernardini e Bombardini non è stato un innesto di poco conto.Ecco spiegato il problema dell’amalgama. Per girare a dovere, gli ingranaggi di un motore hanno bisogno di un po’ di tempo. Una squadra di calcio, in particolare, non è una somma di valori, bensì una sintesi. E per arrivare alla sintesi occorre qualche settimana. Ne consegue che non si può essere d’accordo con chi si pone già dei dubbi - o, peggio ancora, arriva addirittura alla formulazione di sentenze - sull’utilità di avere ritoccato l’organico.

E a chi parla e scrive di sogni infranti, chiediamo brutalmente: ma quali sogni? Di chi? Forse di chi, confondendo la propria fantasia con la realtà, s’era fatto l’idea che l’AlbinoLeffe avesse scelto di puntare alla serie A. Suvvia, siamo seri. E cerchiamo di recuperare un filo d’equilibrio. Il filotto di cinque vittorie di fila e gli acquisti di Bernardini e Bombardini vanno letti in una logica di rafforzamento volta a evitare di tornare a respirare l’aria mefitica della zona retrocessione. Nella quale, giusto per rinfrescare qualche labile memoria, eravamo immersi fino al collo soltanto un mese e mezzo fa.

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