AlbinoLeffe, il calcio per tutti
- Pubblicato in Società
"Per fortuna è possibile fare il calciatore professionista senza mettere piede in uno stadio vero e proprio, e senza avere la fortuna di essere dotati di un fisico o della velocità o della resistenza o del talento di un calciatore.
Ci sono le smorfie e i gesti: l’espressione accigliata e le spalle ricurve di quando sbagli una buona occasione, le braccia in aria di quando segni, i pugni chiusi e i battimano quando i tuoi compagni di squadra hanno bisogno di incoraggiamento, le braccia aperte con i palmi rivolti verso l’alto per puntualizzare la tua migliore posizione e l’egoismo del tuo compagno, il dito puntato dove vorresti che ti passassero la palla e, dopo che la palla ti è stata passata proprio come volevi e tu hai fatto comunque casino, la mano alzata in segno di riconoscimento di entrambe le cose.
E certe volte, quando ricevi il pallone con le spalle alla porta e con un breve passaggio fai da sponda, sai che l’hai fatto bene, proprio bene, e che se non fosse per la pancia, la mancanza di capelli e la mancanza di altezza, se non fosse per tutti questi aspetti marginali, saresti sembrato proprio come Alan Smith."
Sono righe dal capolavoro "Febbre a 90°" di Nick Hornby, il celebre scrittore inglese. Ecco che cosa è il calcio: uno sport, un gioco, un sogno per tutti. Ognuno si è sentito una volta nella vita come il suo campione, ognuno ha immaginato di segnare e andare ad esultare sotto una curva gremita, ognuno ha giocato una grande partita e ne ha parlato con amici e compagni di squadra, negli spogliatoi, a tavola o in un bar.
Chiunque si è sentito parte di qualcosa di grande in occasione di un importante successo della sua squadra, della nazionale, del suo campione preferito: esultare, gioire, urlare davanti ad uno schermo, allo stadio, alla radio.
Questo è il calcio: non è incutere timore all'avversario, non è spaventare la tifoseria avversa con la violenza e la cattiveria, non c'è nessuno da odiare né da distruggere. Non è questione di comandare, non è motivo di supponenza.
Non sarebbe sport, non sarebbe gioco, non sarebbe passione. Per AlbinoLeffe non c'è nessuno da odiare, non c'è nessuno da spaventare: tutti si devono sentire sicuri come a casa propria allo stadio, tutti sono benvenuti.
Sul campo i blu celesti faranno tutto quello che è nelle loro possibilità per vincere, è ovvio. Ma rispetteranno sempre il loro avversario e le regole del gioco.
Perché il calcio, quello vero, non può essere chiusura; è apertura a valori universali, ad una passione che accomuna bambini, ragazzi e adulti di qualsiasi latitudine ed etnia. Buon calcio allora e benvenuti allo stadio: benvenuti da AlbinoLeffe.
Francesco Alleva
(nella foto, giocatori e tecnici AlbinoLeffe con i bambini di Brusson in occasione della speciale scuola calcio di una settimana fa)