L'opinione
- Pubblicato in Società
di Ildo Serantoni
Chiedo scusa al gestore di questo sito e, soprattutto, ai lettori se, per una volta, utilizzo questo spazio per un fatto personale. Me ne sarei ben guardato se non vi fossi stato tirato per i capelli da un intervento, francamente incomprensibile, del signor Emilio Tonoli, il quale, senza nemmeno nominarmi, mi fa oggetto di un attacco pesante, immotivato e anche scorretto. Il signor Tonoli, che non ho il piacere di conoscere, sarà anche un bravissimo preparatore dei portieri, ma dimostra di essere totalmente estraneo alle norme che regolano il corretto rapporto dialettico fra un personaggio pubblico (qual è un calciatore) e chi, per professione, esercita il mestiere di critico. Anzitutto, sarà bene che si chiarisca un equivoco: chi scrive non è un anonimo incursore in questo sito. Al contrario vi collabora da tre anni - da quando cioè esiste - per espresso invito della società AlbinoLeffe, oso immaginare per la stima che la stessa nutre nei suoi riguardi. Ed è perfettamente ricambiata.
Fatta questa precisazione, veniamo all’oggetto del contendere. Che è un semplicissimo dubbio da me esternato riguardo alla eventuale responsabilità del portiere Tomasig in occasione dei gol subiti nelle partite interne col Pescara e col Frosinone. Insisto sul termine «dubbio», quindi non si trattava nemmeno di un giudizio: invito chiunque ad andare a rileggersi il pezzo per averne conferma. Tanto è bastato, tuttavia, per far prendere cappello al signor Tonoli. Il quale, se si fosse limitato ad esporre il suo punto di vista sotto l’aspetto tecnico, avrebbe ricevuto il mio sincero apprezzamento. Lo ha fatto, in effetti, e sotto questo aspetto mi congratulo per la chiarezza della sua esposizione. Soltanto che ci ha messo sopra un carico irricevibile, sotto forma di una serie di giudizi al limite dell’insolenza, lesivi della mia professionalità, che non posso assolutamente accettare.
Il signor Tonoli mi contesta la legittimità, cito fra virgolette, di «apportare giudizi di valore riguardanti l’operato altrui» o, ancora, «giudizi e affermazioni che vanno oltre la propria materia di competenza». Per chiudere il cerchio, un’altra esilarante presa di posizione, sotto forma di avviso ai naviganti: «Tenete conto lettori che la professionalità in materia calcistica non è purtroppo da tutti e articoli di questo tipo, oltre che mancare di rispetto al lavoro di altre persone, ecc. ecc...».
Qui, amici, siamo al delirio. E il confine con l’insolenza è un diaframma impercettibile. Signor Tonoli, chi mi può legittimare ad apportare giudizi di valore: lei? Chi stabilisce che certe affermazioni vanno oltre la mia materia di competenza: lei? E chi le dà il diritto di accusarmi di mancanza di professionalità in materia calcistica? Non le sembra, francamente, di avere pisciato fuori del vaso? O, per restare alla sua materia di competenza, di essere uscito a vuoto? Faccio il giornalista da mezzo secolo e se c’è una cosa di cui posso andare orgoglioso è la vasta considerazione di cui sono gratificato per il comprovato equilibrio nel formulare i giudizi, anche quelli più critici. Non ho mai anteposto uno scoop alla ricerca dell’obiettività. Se non crede a me, lo chieda ai suoi datori di lavoro.