L'opinione
- Pubblicato in Società
di Ildo Serantoni
La rotta giusta, a frittata appena fatta, l’ha indicata Mondonico, come sempre equilibrato e realista. «L’arbitro non c’entra, la partita l’abbiamo persa noi, guardiamo avanti», ha detto il Mondo dallo scranno della sua comprovata saggezza, appena messo piede in sala stampa. Lo ha fatto sicuramente per stemperare la tensione, ma non v’è dubbio che il suo pensiero affondi le radici nella realtà dei fatti. Se analizziamo la partita con lucidità, infatti, non possiamo non riconoscere che il Cittadella ha rovesciato il punteggio (dallo 0-1 al 2-1) quando ancora si era in parità numerica (il rigore, realizzato con l’AlbinoLeffe in dieci, è stato causato nel momento in cui era ancora al completo). Dunque, in undici contro undici, il risultato era già girato a favore dei nostri avversari.
Seconda considerazione: spiace rilevarlo, ma le tre espulsioni ci stavano tutte. L’atterramento di Piovaccari in area è avvenuto quando costui era praticamente a tu per tu con Tomasig e, dunque, esisteva la chiara occasione da gol. Che poi l’arbitro abbia confuso Zenoni con Sala poco cambia nella sostanza: l’espulsione è stata la conseguenza diretta della decisione - sacrosanta - di assegnare il rigore. Episodio Bergamelli. Il ragazzo subisce un fallo e l’arbitro, puntualmente, lo sanziona assegnando la punizione. Doveva morire lì e, invece, il nostro difensore ha chiesto platealmente l’ammonizione dell’avversario: non era affar suo e l’arbitro gli ha sbattuto il giallo in faccia. L’ulteriore, scomposta protesta, immaginiamo sostenuta da qualche frase a effetto, non poteva che portare al rosso: chi è causa del suo mal pianga se stesso. E tenga le scarpe sui piedi. Terza espulsione. Dalla tribuna il fallo di Cisse ci era sembrato veniale, ma rivisto in televisione ci si è presentato per quello che realmente è stato: una sforbiciata assassina fra le gambe dell’avversario, sicuramente configurabile come condotta violenta. Dunque, giusto rosso anche per lui.
Che cosa resta da fare? Anzitutto guai dimenticare in fretta i fattacci. Quelli è bene tenerseli a mente, per evitare di ricaderci (ma il signor Cisse è già recidivo, essendo stato protagonista nel campionato scorso di un’analoga scempiaggine). Poi prendere l’unica cosa di buono che siamo riusciti a extrapolare dalle brutture di un pomeriggio speriamo irripetibile: la positiva reazione, sul piano del carattere e anche del gioco, quando la squadra è rimasta in nove. Lì, in quel frangente, per oltre mezzora abbiamo ammirato l’AlbinoLeffe che vorremmo vedere sempre: umile, compatto, generoso, attaccato alla maglia. La spranza è che di certi valori il gruppo si riappropri subito e non soltanto quando l’arbitro gli spedisce due giocatori sotto la doccia.