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Società

Il Possesso Palla (parte III)

  • Pubblicato in Società
di Marco Gaburro*

Ecco quindi che laquestione si fa più complessa. Di sicuro il calcio Italiano"vecchia maniera" non piace più e rischia diprodurre un involuzione del sistema. E va chiarito che sia ilpossesso palla barcelloniano, sia le verticalizzazioni zemanianeprevedono un grande lavoro di campo, un enorme 

applicazione inallenamento, un carisma elevatissimo dell'allenatore. La differenzasta forse proprio in questo. Non tanto tra possesso palla e nonpossesso palla. Quanto tra calcio "marchiato" da unallenatore e calcio "anonimo". E' sempre piùdifficile in Italia dare un marchio ad una squadra, perché i giocatori sono sempre meno disposti a lavorare, i progetti semprepiù precari e gli allenatori sempre meno disposti ad esporsi,perché deboli nella loro posizione. E quindi si finisce con il"gestire" giocatori, "gestire" squadre,accontentandosi del minimo che può arrivare ed affidandositanto al caso.
Il movimento calcistico invoca un cambiamento, chepermetta di far crescere i giovani, di migliorare lo spettacolo, diaumentare il livello. E questo cambiamento passa attraverso il lavorodei tecnici. Probabilmente non serve uniformare la proposta. Nonserve che vi siano 20 squadre uguali al Barcellona a giocare in serieA tra dieci anni. Anche perché non sarebbero più"caratterizzate" e quindi rischierebbero di annoiare ancordi più. Servono idee, servono interpretazioni diverse delgioco che abbiano alla base sempre un'identità ed un modo diessere. In tal senso il Novara di Tesser sta insegnando. Non èil Barcellona. Ma è una squadra che sta creando un propriomodo di essere, un proprio stile di calcio.

In un ambiente ormaistracolmo di allenatori, che con il passare degli anni offriràsempre meno sposti di lavoro, è forse arrivato il momento diimporsi in maniera decisa sull'anonimato imposto dal sistema. Forsedeve nascere un movimento di allenatori "aggressivi",capaci di uscire dal perbenismo e dalla piattezza generale, decisi adimporre una propria idea, un proprio modo di vedere e farecalcio. Non copiato dagli altri. Non imitando Guardiola o Tesser. Mamettendo nella propria proposta la propria storia personale, lapropria evoluzione tecnica, il proprio credo. E arrivando finalmentea marchiare le proprie squadre. Solo così l'intero movimentopotrà svegliarsi dal torpore attuale. E sarà unrisveglio provvidenziale.

*Allenatore Primavera Albinoleffe  

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