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Società

Marco Gaburro: "Arrivederci AlbinoLeffe"

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Allora, mister Gaburro, siamo ai saluti...
- Sembrerebbe proprio di si... ma da parte mia è un arrivederci...

I motivi di questa separazione?
- Diciamo che io e il Presidente Andreoletti avevamo una visione diversa del mio ruolo futuro all'interno della società. E poi dopo due anni ci sta...

Ha dovuto scegliere tra campo e scrivania?
- Si, anche se di fatto ci ho pensato poco più di una manciata di secondi... Rispetto tutte le proposte di lavoro ed in questo caso devo ammettere che l'idea del presidente era intrigante, si trattava di coordinare tecnicamente tutti gli allenatori del settore giovanile, creare un percorso, dare un metodo, verificare che gli aspetti venissero poi portati sul campo, viaggiare, 
aggiornarsi all'estero...

Bello... 
- Si tutto bello. Ma io sono un allenatore. Ho iniziato ad allenare i bambini nel 1992, quando i miei coetanei iniziavano a giocare in prima squadra. Ho fatto nove anni di settore giovanile, poi altri otto anni di prime squadre tra D e C2, poi di recente un anno di Beretti e due di Primavera qui all'Albinoleffe. Non ho ancora 38 anni e direi che ho una buona esperienza alle spalle. Sento di poter dare molto ai ragazzi, siano essi di settore giovanile o di prima squadra. E poi il mio calcio è in evoluzione, sette o otto anni fa le mie squadre erano molto compatte, aggressive, semplici negli sviluppi offensivi... Il calcio in Primavera mi ha fatto approfondire tematiche tattiche nuove... Ho voglia ancora di sperimentare, di trasmettere, di guidare gruppi. Quando Tesser vide giocare il mio Portogruaro disse che era la squadra di C2 che lo aveva maggiormente impressionato come organizzazione di gioco... Non credo di essermi arrugginito in cinque anni... Quindi io rimango sul campo. E' deciso.  

Tutto vero, ma è forse più difficile trovare dirigenti che sappiano fare quello che le ha chiesto la società che allenatori pieni di entusiasmo...
- A parte che un conto è l'entusiasmo ed un altro è la preparazione... comunque è vero, è difficile trovare dirigenti capaci specie in ambito tecnico. Ciò non significa che io mi senta pronto per questo ruolo a questo punto del mio percorso professionale... Saper fare più cose dovrebbe essere un pregio non un handicap!  Magari tra dieci anni...

Su che panchina la vedremo?
- Non ne ho la più pallida idea.

Vuole dire che ha rifiutato senza avere già un "posto sicuro"?
- Certo. Io ho sempre ragionato così. Fino all'ultimo ho lavorato per la mia società e non mi sono mosso. Dal momento che le strade si dividono mi guardo attorno. 

Col rischio di rimanere fermo...
- Com'è il detto? Chi non rischia... E poi la cosa non mi spaventa. Nel 2005 decisi che si era chiuso un ciclo a Mezzocorona e me ne andai senza avere nemmeno una mezza panchina. A ottobre arrivò la C2 con Portogruaro. Io credo
che prima di tutto si deve fare quello che piace, se ce la si fa. A me piace allenare. Quindi stiamo a vedere. E poi non è detto che in queste settimane non salti fuori qualcosa di stimolante...

Cosa porta con sé dell'esperienza all'AlbinoLeffe?
- Due anni molto positivi, due stagioni di calcio di alto livello con la Primavera, la conoscenza di ragazzi eccezionali ma soprattutto l'approfondimento del rapporto con colleghi che mi hanno arricchito molto sul piano tecnico. 

Alcuni nomi?
- Di sicuro il ds Aladino Valoti, che conoscevo già prima e che si è confermato un lavoratore grandissimo e poi le piacevoli sorprese di Giovanni Bonavita e Alessio Pala, che con i nostri confronti e le nostre discussioni hanno contribuito alla mia maturazione.

Dirigenti?
- Molti, dal dg Nicola Bignotti, professionalmente il più preparato che abbia conosciuto in quel ruolo, agli accompagnatori di questi due anni, da Vanni Zanetti a Ivano Peracchi. Ma sicuramente dimenico qualcuno. Ho avuto anche un buon rapporto con i dipendenti della sede, avendo vissuto molto gli uffici specie al mattino. Non nomino nessuno perché porterò dentro tutti. 

Lo ha detto a Mondonico?
- Purtroppo non ho avuto modo ancora di sentirlo... Ma colgo l'occasione per ringraziarlo di due anni che mi hanno fatto conoscere da vicino un tecnico esperto, umanamente molto coinvolgente. E senza chiedere il permesso... qualche segreto l'ho portato con me... Ora speriamo riesca a vincere le prossime partite, che sono davvero le più importanti per lui. 

Allora buon viaggio mister...
- Grazie, ovviamente anche all'Albinoleffe... E magari un giorno ci si reincontra...

Da avversari?
- Non è detto...

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