La pulce nell'orecchio
- Pubblicato in Società
di Cesare Malnati
In undici contro dieci per 52 minuti (più i recuperi) di solito si vince, a maggior ragione essendo pure in vantaggio di un gol. Invece l'AlbinoLeffe è riuscita nell'ardua impresa addirittura di perdere anche a Vicenza, contro una squadra disperata in fondo alla classifica che finora s'era aggiudicata una sola volta i tre punti. Nel calcio, ci sono situazioni che s'esprimono alla stregua di sentenze: il gol della sconfitta col Sassuolo, a pareggio acquisito, la qui presente ennesima disfatta. Ma d'episodi ce ne sarebbero altri: ognuno tragga la propria conclusione. La diagnosi è sempre la stessa: al di là dei limiti tecnici, confermasi che quella bluceleste è una formazione senza rabbia, che nessuno si prende la briga di trascinare nè dal campo nè dalla panchina. Per dimostrare cuore e grinta, non è necessario essere titolari. A Vicenza ne mancavano molti, ma sono ugualmente scesi in campo giocatori professionisti, facenti regolamente parte dell'organico di prima squadra. Niente da fare. Neppure nell'invidiabile condizione di vantaggio offerta dall'arbitro ("rosso" diretto al vetusto capitano dei padroni di casa, Zanchi, per fallaccio a centrocampo) s'è visto stringere i denti. E, subito dopo l'intervallo, i veneti non hanno potuto non approfittarne, con Paolucci al 6' e Abbruscato al 19'. Reazione seriana? Sostanzialmente no. Se, dopo il momentaneo pareggio, Laner (autore del vantaggio iniziale, al 14', su corner di Pacilli) s'era mangiato il raddoppio vanificando un pregevole assist di Cristiano, successivamente, allorchè effettivamente si sarebbero dovuti tirar fuori i cosiddetti, titic e titoc, ma affondi veri e propri zero. Finalmente al 42', con l'inerzia a spingere tutti nell'area del Vicenza, Germinale - attaccante combattivo, ma all'apparenza non molto dotato tecnicamente - ha sfiorato la realizzazione, tuttavia era troppo tardi. Insomma non serve a nulla dissertare di concentrazione nè di moduli, spiegare che s'è giocato a 4-1-4-1 (Previtali davanti alla difesa), che nel primo tempo la prestazione s'era mantenuta su livelli decorosi, con un certo ordine tattico. E tanto meno è utile ricordare che la fase di contenimento (Offredi, sostituto di Tomasig, senza reali responsabilità) ha beccato due gol pur in superiorità numerica. Tutte cose già note. Qui il problema numero uno è mentale. Bisogna credere in quello che si fa. Il gruppo - dal tecnico al giocatore sinora meno impiegato - ci crede? L'osservatore, dando la sua opinione, è costretto a rispondere manifestando profondo scetticismo.