"Il mio stato d'animo in tre parole: serenità, rabbia e determinazione"
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Ildo Serantoni intervista il presidente Gianfranco Andreoletti: una chiacchierata che tocca i recenti sviluppi del calcio-scommesse, il momento del campionato e la classifica dell'AlbinoLeffe.
Non è stato uno dei Natali più sereni degli ultimi anni quello del presidente Andreoletti. E non lo sarà nemmeno Capodanno. Le recenti vicende del suo - e nostro - AlbinoLeffe non sono state tali da regalare sorrisi. Già la posizione in classifica della squadra, volteggiante sul filo sospeso nell’aria dell’ultimo posto disponibile, fa correre qualche brivido lungo la schiena. Come non bastasse questo pensiero fisso, ecco le sordide voci che salgono da quel sottoscala che è l’immondezzaio di scommessopoli: palate gratuite di fango sull’immagine cristallina di una società irreprensibile, i cui nove anni di serie B stanno a dimostrarne la purezza, l’oculatezza, l’onestà, la rettitudine, autentico esempio da prendere a modello nel calcio malato degli anni Duemila. E non è che, in questo caso, chiodo schiacci chiodo: al contrario, la classifica e l’infamia sono due chiodi conficcati nel costato di chi ne ha a cuore le sorti.
Presidente Andreoletti, da dove cominciamo?
«Cominciamo da quella che lei opportunamente definisce un’infamia rivolta ai danni dell’AlbinoLeffe. Però cominciamo e chiudiamo subito l’argomento, per una questione di coerenza: ho scelto volutamente di non parlarne e non faccio eccezioni. Mi limito a ribadire quanto espresso nel nostro comunicato: abbiamo conferito formale incarico ai nostri legali per prendere immediato contatto con la procura della repubblica di Cremona e metterci a completa disposizione degli organi inquirenti. Stesso passo verso la procura della Federazione, cui offriamo la massima collaborazione da parte di tutti: società, dirigenti e tesserati. I nostri legali hanno anche il più ampio mandato per agire, sia in sede penale sia in sede sportiva, nei confronti di chiunque risulterà aver messo in atto comportamenti in danno della società. Ribadisco che l’AlbinoLeffe si ritiene sin d’ora parte lesa dai fatti che sembrano emergere dalle notizie riportate dalla stampa e conferma la decisione di difendere con la massima fermezza e determinazione il proprio nome, la propria storia e i propri tifosi in ogni sede. Se vuole sapere il mio stato d’animo personale, è riassumibile in tre termini: serenità per il nostro operato, rabbia per il discredito causato dalla circolazione di certe voci, infine determinazione nel voler dimostrare la nostra totale estraneità».
Ci consenta un’altra domanda, le promettiamo che è l’ultima sull’argomento. Gervasoni ha giocato nell’AlbinoLeffe due campionati, decisamente buoni se si eccetua la parte finale del secondo anno. Poi lo avete ceduto. Avevate sospettato qualcosa?
«No, avevamo imputato quello scadimento di rendimento, peraltro non solamente suo, alla rilassatezza che era subentrata a seguito della raggiunta salvezza con qualche settimana d’anticipo. Un atteggiamento sbagliato, perché fino a sette-otto giornate dalla fine eravamo stati in corsa per i playoff e avremmo potuto giocarci le nostre carte. Quella sorta di appagamento non mi era piaciuta e così, a fine stagione, diversi giocatori erano stati ceduti e sostituiti da giovani, come dire, più affamati. Tutto qui, nessuna dietrologia».
Veniamo al campionato. Come giudica l’attuale situazione della squadra?
«Se mi avesse posto la stessa domanda un mesetto fa mi sarei mostrato più ottimista. Oggi, invece, le rispondo che sono preoccupato, molto preoccupato».
Perché presidente? In fondo la posizione in classifica non è cambiata granché: siete sempre lì...
«Più che la posizione, mi preoccupa la situazione. Dopo il filotto negativo culminato con la sconfitta interna col Crotone, nella famosa partita con i tre espulsi, la squadra si era ripresa. Pensavamo che avesse imboccato un percorso virtuoso, che fosse finalmente capace di esprimere il suo valore anche in termine di punti, invece queste premesse, realistiche, non si sono concretizzate. Ricompaiono, quasi in ogni partita, momenti in cui viene meno la determinazione e si commetto i soliti errori. Faccia mente locale e mi dica se non è vero che contro la Nocerina e contro il Verona abbiamo subito gol determinanti ripetendo lo stesso tipo di errore: un avversario, addirittura due, liberi di colpirci in mezzo all’area, soli davanti al portiere. Sta di fatto che, nonostante una sola sconfitta nelle ultime otto partite, che farebbe pensare a una marcia poderosa, la posizione in classifica è rimasta sostanzialmente quella che era, punto più o punto meno».
Mai avuto dubbi sull’allenatore?
«Mai».
Rispetto agli equilibri complessivi del campionato e a quello che s’è visto sui campi in questi quattro mesi, all’AlbinoLeffe manca qualche punto?
«Sì, secondo me gliene mancano cinque-sei, per le ragioni che ho esposto rispondendo alla sua domanda precedente. E anche per gli errati approcci ad alcune partite. Penso a quella col Livorno, dove abbiamo fatto diventare giganti avversari normalissimi; a quella col Varese, dove abbiamo aperto la via del gol a una squadra che nelle quattro partite precedenti non aveva mai segnato; a quella col Pescara. Non siamo una squadra da primi posti, però da salvezza sicuramente. Per cui, in prospettiva, ce ne possiamo venire fuori: sarà decisivo l’approccio con cui torneremo al lavoro in vista della ripresa del campionato. E sarà decisiva la capacità che tutti, sottolineo tutti, avremo di dare qualcosa di più».