Intervista : Valoti Mattia
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Dal Dalmine Futura al Milan di Zlatan Ibrahimovic, passando per l’AlbinoLeffe. Mattia Valoti ci è riuscito nel giro di sei anni: prima calcava il prato del Velodromo, da figlio d’arte del buon Aladino (ora dirigente bluceleste), poi andava in panchina con le stelle rossonere. Qualche infortunio di troppo lo ha bloccato nel momento più bello, dopo che Allegri gli aveva dato fiducia, oltre alla possibilità di allenarsi con dei veri campioni. Ora Valoti è tornato all’AlbinoLeffe, fino a giugno, per dare quella qualità necessaria a uscire dalle secche della zona playout. E, perché no, puntare più in alto.
Mattia Valoti, Celeste di ritorno. Perché?
“Qui sono stato lanciato nel calcio che conta, ho maturato le prime esperienze in prima squadra. Ultimamente sono rimasto fermo, ho molta voglia. Sta a me dimostrare quanto valgo”.
Non c’era solo l’AlbinoLeffe, però.
“Qualche squadra di B mi ha cercato, altri hanno bussato alla porta del Milan”.
I nomi?
“Livorno, Reggina e Ternana”.
Delle belle realtà.
“Però volevano qualcosa in cambio. Un premio di valorizzazione, oppure metà del mio cartellino. Il Milan non aveva intenzione, io sono a metà con l’AlbinoLeffe e ho preferito essere prestato qui”.
Hanno anche l’interesse per farla giocare.
“Esatto, poi conosco bene mister Pala. Non è mai stato il mio allenatore, ma era il responsabile del settore giovanile. Qui so di giocare, non volevo perdere altri sei mesi”.
Tuo padre non c’entra nulla?
“No, direi di no”.
Domenica scorsa non è sceso in campo: a quando l’esordio?
“La prossima o quella dopo. Sono andato a vedere i compagni contro il Cuneo (vittoria 2-0, ndr) e hanno giocato bene. Ho ancora qualche problemino all’adduttore”.
Da cosa dipende?
“Ho delle cicatrici dovute a delle lesioni al flessore che non sono completamente rimarginate. L’adduttore quindi deve lavorare per compensare e quindi si affatica”.
Torniamo indietro, a un’infanzia da giramondo.
“Seguivo mio padre, dovunque andasse a giocare. Io, di conseguenza, cambiavo squadra. Ho frequentato una scuola calcio a Lucca, Cosenza, Crotone, Palermo e poi Martina Franca. Ma non giocavo con club professionistici”.
E poi il Dalmine Futura.
“Quando ci siamo trasferiti a Bergamo ho iniziato a giocare lì. Due anni dopo ero all’AlbinoLeffe”.
Il primo settore giovanile importante, cinque anni ed è Milan.
“Un altro mondo, un salto enorme. Sono passato dalla Primavera dell’AlbinoLeffe alla prima squadra del Milan, Allegri mi ha responsabilizzato, mi ha dato grande fiducia. Sono diventato uomo”.
Si allenava con dei campioni.
“Ma io non me ne sono accorto, non ho capito subito con chi dividevo lo spogliatoio”.
Racconti.
“Ibra, Seedorf, Gattuso… non vogliono mai perdere, nemmeno in allenamento. Se fai una bella giocata ti applaudono e non rompono le scatole. Provano sempre a motivarti. Poi se escono sconfitti la colpa è del giovane”.
Ora al Milan c’è una linea giovane.
“Sono contento, anche per Mattia De Sciglio, che è un grandissimo giocatore e un amico fantastico. Ora lo riconoscono tutti, è in prima squadra”.
E lei non è mai stato riconosciuto?
“Qualche volta, soprattutto da ragazzini. Non te ne rendi nemmeno conto ed è una cosa strana”.
A Milano dove abitavi?
“Zona San Siro, la mia famiglia si è trasferita per me. Ora sto cercando appartamento a Bergamo, mentre loro sono rimasti là. I miei fratelli devono finire la scuola”.
E lei, tra i banchi, come se la cavava?
“Mi manca l’ultimo di liceo scientifico, ho sempre seguito fino all’anno scorso. Poi mi allenavo la mattina e non era possibile continuare. Quest’estate proverò a dare l’esame di maturità”.
Prima ci sarebbe un’altra promozione da conquistare.
“L’obiettivo sono i playoff, con l’AlbinoLeffe. Mi piacerebbe salire di categoria. E, dopo, tornare a Milanello”.
Andrea Losapio - Corriere Della Sera
