Giovani calciatori crescono - Pietro Manenti
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Gli Allievi Nazionali sono reduci dal pirotecnico pareggio con la FeralpiSalò: una sfida nella quale non sono mancati gol ed episodi e che ha messo in evidenza le doti di Pietro Manenti, autentica colonna portante dello scacchiere di mister Caccia.
Pietro, iniziamo parlando proprio dell'ultima gara.
“È stata una partita sicuramente divertente. Siamo andati subito in vantaggio e nonostante l'inferiorità numerica siamo anche riusciti a raddoppiare. La FeralpiSalò si è poi organizzata e nel finale abbiamo rischiato addirittura di perdere. Per fortuna, proprio all'ultimo assalto, siamo riusciti ad acciuffare il pareggio”.
Insomma, un mezzo passo falso, ma qualche insegnamento da trarre c'è sempre.
“Sì, abbiamo dimostrato che siamo in grado di sapere alternare a sciabola oltre al fioretto. Il fatto di avere pareggiato ha mitigato il dispiacere per una sconfitta che sarebbe stata difficile da digerire”.
Come ti sembra questo campionato?
“Le milanesi hanno una marcia in più nonostante siano più giovani. Io penso che nelle gare singole ce la possiamo giocare con tutte, come dimostrato dalla vittoria contro l'Inter di qualche settimana fa. Dobbiamo ancora lavorare per migliorare e soprattutto diventare più squadra”
È stato difficile passare da una realtà dilettantistica come quella del Pavognana a una professionistica come questa?
“Il Pavognana è uno dei vivai più antichi di Brescia e vanta una lunga collaborazione con a squadra locale prima e il Milan poi. Inizialmente il salto si è avvertito anche perchè prima i ritmi di lavoro erano inferiori, anche se il livello del campionato non era basso. Devo dire grazie al mister e ai compagni che mi hanno aiutato molto. Mi trovo molto bene”.
Che tipo di giocatore sei? Qual è il tuo modello?
“Sono un terzino destro al quale piace molto attaccare, andare al cross e tirare, senza però trascurare la fase difensiva. La mia dote migliore è la corsa. Se dovessi fare il nome di un giocatore al quale mi ispiro dico Mattia De Sciglio che trovo molto completo”.
Domanda insidiosa: calciatore o...
“Ora il primo pensiero è quello di diventare un calciatore professionista, ma se le cose non dovessero andare così vorrei studiare per diventare commercialista”.
Allenandosi in parte alla prima squadra sognare in grande è ancora più facile.
“È una grande fortuna. Non nego che nei momenti di pausa butto sempre un occhio sul loro campo per cercare di rubare qualche segreto”.
Per concludere, quali obiettivi ti sei posto a livello di squadra e personalmente?
“Per quanto mi riguarda migliorare, giocare più possibile e poi magari fare anche qualche gol.Il massimo sarebbe un gol contro una delle bresciane, in particolare contro le rondinelle per le quali ho sempre tifato fin da bambino. A livello di squadra la conquista delle finali nazionali: lì ci sarà da divertirsi”.
Pietro, iniziamo parlando proprio dell'ultima gara.
“È stata una partita sicuramente divertente. Siamo andati subito in vantaggio e nonostante l'inferiorità numerica siamo anche riusciti a raddoppiare. La FeralpiSalò si è poi organizzata e nel finale abbiamo rischiato addirittura di perdere. Per fortuna, proprio all'ultimo assalto, siamo riusciti ad acciuffare il pareggio”.
Insomma, un mezzo passo falso, ma qualche insegnamento da trarre c'è sempre.
“Sì, abbiamo dimostrato che siamo in grado di sapere alternare a sciabola oltre al fioretto. Il fatto di avere pareggiato ha mitigato il dispiacere per una sconfitta che sarebbe stata difficile da digerire”.
Come ti sembra questo campionato?
“Le milanesi hanno una marcia in più nonostante siano più giovani. Io penso che nelle gare singole ce la possiamo giocare con tutte, come dimostrato dalla vittoria contro l'Inter di qualche settimana fa. Dobbiamo ancora lavorare per migliorare e soprattutto diventare più squadra”
È stato difficile passare da una realtà dilettantistica come quella del Pavognana a una professionistica come questa?
“Il Pavognana è uno dei vivai più antichi di Brescia e vanta una lunga collaborazione con a squadra locale prima e il Milan poi. Inizialmente il salto si è avvertito anche perchè prima i ritmi di lavoro erano inferiori, anche se il livello del campionato non era basso. Devo dire grazie al mister e ai compagni che mi hanno aiutato molto. Mi trovo molto bene”.
Che tipo di giocatore sei? Qual è il tuo modello?
“Sono un terzino destro al quale piace molto attaccare, andare al cross e tirare, senza però trascurare la fase difensiva. La mia dote migliore è la corsa. Se dovessi fare il nome di un giocatore al quale mi ispiro dico Mattia De Sciglio che trovo molto completo”.
Domanda insidiosa: calciatore o...
“Ora il primo pensiero è quello di diventare un calciatore professionista, ma se le cose non dovessero andare così vorrei studiare per diventare commercialista”.
Allenandosi in parte alla prima squadra sognare in grande è ancora più facile.
“È una grande fortuna. Non nego che nei momenti di pausa butto sempre un occhio sul loro campo per cercare di rubare qualche segreto”.
Per concludere, quali obiettivi ti sei posto a livello di squadra e personalmente?
“Per quanto mi riguarda migliorare, giocare più possibile e poi magari fare anche qualche gol.Il massimo sarebbe un gol contro una delle bresciane, in particolare contro le rondinelle per le quali ho sempre tifato fin da bambino. A livello di squadra la conquista delle finali nazionali: lì ci sarà da divertirsi”.