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aL Giovani - Zanchini, 71 anni sul rettangolo verde

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71 anni e non sentirli. L’entusiasmo con cui il Responsabile Tecnico del Settore Giovanile Luciano Zanchini affronta ogni giornata al Centro Sportivo di Zanica è d’esempio per tutti i suoi ragazzi, dai più piccoli a quelli per i quali il salto tra i pro non è poi così lontano. Ma guai a dire che non regge più i ritmi di una volta: tra sedute di allenamento sui campi di Zanica e le decine di partite osservate con occhi discreti, gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Buongiorno Sig. Zanchini, innanzitutto auguri. Qual è il segreto per far calcio per una vita intera?

"E’ la passione, lo stimolo, la voglia di voler sempre proporre qualcosa di diverso. E possiamo dire che fino ad ora ce l’abbiamo fatta…"

altQui all’AlbinoLeffe l’anno scorso ha iniziato un percorso importante per il settore giovanile. Quali sono i principi di base da cui ha scelto di partire per la crescita dei ragazzi?

"Innanzitutto la tattica individuale, che è fondamentale per la crescita del ragazzo e per le conoscenze che deve avere nel momento in cui lavora nel reparto e si rapporta all’avversario. Stiamo lavorando in funzione di quello: siamo ancora un po’ indietro, ma vedo dei miglioramenti".

Da Lei e dai suoi collaboratori è stato fatto un lavoro specifico che rappresenta un po’ un unicum nel panorama del calcio giovanile italiano, con lo studio di un modulo e di una metodologia ad hoc che permetta di formare giocatori pronti per l’universo professionistico. Da dove è nata questa idea?

"Dallo studio e dalle caratteristiche dei giocatori che hanno attitudine per fare un certo tipo di ruolo con questa tipologia di concetti".

Rispetto alle altre nazioni, cosa pensa manchi ancora al calcio italiano a livello giovanile per riniziare ad essere competitivo con le principali forze europee?

"Bisogna avere la forza di partire da formatori in grado di trasferire delle conoscenze ai ragazzi, per far sì che tutte le volte che i giocatori trovano difficoltà, non le subiscano, ma siano in grado di superarle".

Per i ragazzi rappresenta un esempio di passione e sacrificio nell’affrontare questa disciplina. Quali caratteristiche morali deve far proprie un ragazzo per diventare professionista?

"Tutto parte sempre dal rispetto e dall’educazione di base. Bisogna poi avere l’umiltà e la disponibilità di mettersi al servizio, in modo tale che il ragazzo che ha qualità a livello soggettivo possa metterle a disposizione della squadra. Ma prima di tutto c’è sempre la formazione del giocatore".

Parallelamente il suo lavoro è anche quello di forgiare mister che possano essere più formatori che allenatori e che rappresentino un valore aggiunto per la società. Cosa deve avere un formatore per essere “da AlbinoLeffe”?

"Deve essere al servizio dei ragazzi. Non è una cosa facile perché significa mettere il più possibile in alto il giocatore per far sì che si esprima al meglio, cercando di capire sempre quelle che sono le sue necessità".

Aldilà degli ottimi risultati di inizio stagione, in cosa può dirsi particolarmente soddisfatto?

"Della convinzione di tutti in quello che stiamo proponendo".

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