aL Giovani - Alla scoperta delle nostre... befane!
- Pubblicato in Società
6 gennaio, il giorno della befana. In attesa dell’arrivo di quella vera, abbiamo intervistato le nostre due super streghe blucelesti. Tra un sorriso e l’altro, Martina Agostinelli e Laura Biffi gradiscono il ruolo e in una simpatica intervista doppia ci raccontano la loro vita all’interno dell’AlbinoLeffe…
Ciao ragazze, partiamo con le presentazioni. Ci spiegate un po’ il vostro ruolo all’interno della società e la vostra storia qui all’AlbinoLeffe?
Martina: “Sono arrivata all’AlbinoLeffe per uno stage formativo universitario. Con piacere ho prolungato la mia permanenza a Zanica oltre le 72 ore previste fino al termine della passata stagione, per poi ricevere la proposta di seguire le categorie dei Pulcini come preparatrice coordinativa. Sono stata ovviamente felicissima di accettare questa posizione”.
Laura: “Io, invece, sono ormai alla terza stagione in bluceleste. Mi occupo della segreteria del settore giovanile, cercando di mettermi al servizio di ragazzi e società per l’organizzazione dell’attività giovanile”.
Come potete definire il vostro rapporto con i ragazzi?
Martina: “Inizialmente pensavo che relazionarsi con dei bambini fosse molto difficile, ma lo scorso anno ho capito che loro riescono a farti cancellare tutte le problematiche extrasportive e a renderti tutto molto più semplice. Rapportarsi a loro è facile, ma proprio solo grazie a loro. Ti permettono di lavorare con tranquillità”.
Laura: “Con tutti loro ho un ottimo rapporto e penso che questo sia anche il lato positivo della mia posizione. La cosa più bella è assistere alla loro crescita, indipendentemente dalla loro età”.
Quanto vi sentite befane da 1 a 10?
“Dipende cosa intendiamo per 'befane'. A prescindere concordiamo nel rispondere con un bel 10, sia se la befana venisse intesa come una strega cattiva e malvista dai bambini (non siamo poi così docili), sia se la giudicassimo come una brava signora che porta i doni: abbiamo anche un lato dolce e affettuoso”.
Prima di far parte di questo mondo, avresti mai pensato o sperato di farne parte?
Martina: “A me il calcio è sempre piaciuto. Quando ero piccola, volevo anche giocarci, ma mi è stato impedito dai miei genitori: mi dicevano che mi sarebbero venute le gambe storte. Quindi non ho mai potuto far parte di una squadra, ma mi sono sempre infiltrata tra i miei amici al campetto. Quindi la risposta è sì, ma devo ammettere che la figura della donna in un ambiente come questo, prettamente maschile, è difficile da accettare, non tanto dai ragazzi, ma a livello societario. Non mi riferisco ovviamente all’AlbinoLeffe, ma più in generale all’intero sistema calcio”.
Beh, detto questo, allora possiamo anche chiederti cos’è il fuorigioco…
Martina: “Quando i più diffidenti me lo chiedono, sto al gioco e rispondo: se tu sei il mio fidanzato, parli con una ragazza e io sono lontana, tu sei in fuorigioco. Però questa volta provo a fare bella figura: è fuorigioco se, quando passo la palla in avanti ad un mio compagno, quest’ultimo è più vicino alla linea di fondo rispetto al penultimo giocatore della squadra avversaria… Promossa?”
Laura: “Martina, ti rispondo io... e ti dico sì! Promossa a pieni voti!”
Va bene, promosse. Torniamo a noi... Laura, per la posizione che ricopri, spesso sei chiamata a rapportarti anche con i genitori dei ragazzi. Come valuti la loro figura all’interno del mondo del calcio?
Laura: “Tendenzialmente il rapporto con i genitori è buono. E’ comunque importante mantenere una certa distanza: il rischio è che diventino invadenti, fattore che poi risulta deleterio sia per la società che per il ragazzo”.
Che consiglio vi sentite di rivolgere ai ragazzi?
“Di perseguire i loro sogni, di inseguire con tenacia qualsiasi desiderio o mira. E che noi befane siamo qui per aiutarli a realizzare quello più bello e piacevole tra questi, ovvero quello calcistico, che però prima di essere un sogno, deve rappresentare un divertimento. Il nostro augurio è anche quello di poter trasmettere loro tutta la positività necessaria nell’ambiente calcistico a livello giovanile, per fare in modo che il calcio venga da loro concepito come un semplice gioco soprattutto dai più piccoli”.
Ed invece ai vostri colleghi?
“A loro prima di dire qualcosa, vorremmo ringraziarli. Sappiamo che sopportarci non è poi così facile, ma anche sopportare loro non è molto agevole. Vorremmo, inoltre, ricordare loro di continuare a lavorare in questo modo perché l’ambiente che si è creato tra di noi è molto positivo e ci mette nelle condizioni di dedicarci al nostro mestiere nel miglior modo possibile. Ah, dimenticavamo: qualche caffè in più servito con tanto amore al nostro arrivo è sempre gradito!”
Ciao ragazze, partiamo con le presentazioni. Ci spiegate un po’ il vostro ruolo all’interno della società e la vostra storia qui all’AlbinoLeffe?
Martina: “Sono arrivata all’AlbinoLeffe per uno stage formativo universitario. Con piacere ho prolungato la mia permanenza a Zanica oltre le 72 ore previste fino al termine della passata stagione, per poi ricevere la proposta di seguire le categorie dei Pulcini come preparatrice coordinativa. Sono stata ovviamente felicissima di accettare questa posizione”.
Laura: “Io, invece, sono ormai alla terza stagione in bluceleste. Mi occupo della segreteria del settore giovanile, cercando di mettermi al servizio di ragazzi e società per l’organizzazione dell’attività giovanile”.
Come potete definire il vostro rapporto con i ragazzi?Martina: “Inizialmente pensavo che relazionarsi con dei bambini fosse molto difficile, ma lo scorso anno ho capito che loro riescono a farti cancellare tutte le problematiche extrasportive e a renderti tutto molto più semplice. Rapportarsi a loro è facile, ma proprio solo grazie a loro. Ti permettono di lavorare con tranquillità”.
Laura: “Con tutti loro ho un ottimo rapporto e penso che questo sia anche il lato positivo della mia posizione. La cosa più bella è assistere alla loro crescita, indipendentemente dalla loro età”.
Quanto vi sentite befane da 1 a 10?
“Dipende cosa intendiamo per 'befane'. A prescindere concordiamo nel rispondere con un bel 10, sia se la befana venisse intesa come una strega cattiva e malvista dai bambini (non siamo poi così docili), sia se la giudicassimo come una brava signora che porta i doni: abbiamo anche un lato dolce e affettuoso”.
Prima di far parte di questo mondo, avresti mai pensato o sperato di farne parte?
Martina: “A me il calcio è sempre piaciuto. Quando ero piccola, volevo anche giocarci, ma mi è stato impedito dai miei genitori: mi dicevano che mi sarebbero venute le gambe storte. Quindi non ho mai potuto far parte di una squadra, ma mi sono sempre infiltrata tra i miei amici al campetto. Quindi la risposta è sì, ma devo ammettere che la figura della donna in un ambiente come questo, prettamente maschile, è difficile da accettare, non tanto dai ragazzi, ma a livello societario. Non mi riferisco ovviamente all’AlbinoLeffe, ma più in generale all’intero sistema calcio”.
Beh, detto questo, allora possiamo anche chiederti cos’è il fuorigioco…
Martina: “Quando i più diffidenti me lo chiedono, sto al gioco e rispondo: se tu sei il mio fidanzato, parli con una ragazza e io sono lontana, tu sei in fuorigioco. Però questa volta provo a fare bella figura: è fuorigioco se, quando passo la palla in avanti ad un mio compagno, quest’ultimo è più vicino alla linea di fondo rispetto al penultimo giocatore della squadra avversaria… Promossa?”
Laura: “Martina, ti rispondo io... e ti dico sì! Promossa a pieni voti!”
Va bene, promosse. Torniamo a noi... Laura, per la posizione che ricopri, spesso sei chiamata a rapportarti anche con i genitori dei ragazzi. Come valuti la loro figura all’interno del mondo del calcio?
Laura: “Tendenzialmente il rapporto con i genitori è buono. E’ comunque importante mantenere una certa distanza: il rischio è che diventino invadenti, fattore che poi risulta deleterio sia per la società che per il ragazzo”.
Che consiglio vi sentite di rivolgere ai ragazzi?
“Di perseguire i loro sogni, di inseguire con tenacia qualsiasi desiderio o mira. E che noi befane siamo qui per aiutarli a realizzare quello più bello e piacevole tra questi, ovvero quello calcistico, che però prima di essere un sogno, deve rappresentare un divertimento. Il nostro augurio è anche quello di poter trasmettere loro tutta la positività necessaria nell’ambiente calcistico a livello giovanile, per fare in modo che il calcio venga da loro concepito come un semplice gioco soprattutto dai più piccoli”.
Ed invece ai vostri colleghi?
“A loro prima di dire qualcosa, vorremmo ringraziarli. Sappiamo che sopportarci non è poi così facile, ma anche sopportare loro non è molto agevole. Vorremmo, inoltre, ricordare loro di continuare a lavorare in questo modo perché l’ambiente che si è creato tra di noi è molto positivo e ci mette nelle condizioni di dedicarci al nostro mestiere nel miglior modo possibile. Ah, dimenticavamo: qualche caffè in più servito con tanto amore al nostro arrivo è sempre gradito!”