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Società

aL Giovani - Pasquinelli: "Il nostro è un percorso di crescita condiviso"

Dopo una stagione 2014/15 particolarmente entusiasmante, i terribili 2003 di Stefano Pasquinelli stanno ripetendo un campionato di livello anche come Esordienti A, mettendo in crisi anche formazioni di categoria e livello superiore. Per la rubrica aL giovani abbiamo chiesto proprio al tecnico bluceleste come giudica la crescita dei suoi ragazzi dalla scorsa estate, approfondendo tutti gli aspetti di interesse di questa fascia di età.

Ciao Stefano. Partiamo da un bilancio della stagione dei tuoi ragazzi sino ad ora. Quali sono stati i miglioramenti che ti hanno impressionato maggiormente?

alt“Il gruppo partiva già con un bagaglio tecnico-tattico medio alto e per questo sono stato molto agevolato nell’inserire i concetti richiesti dalla società. Nonostante questo, non pensavo potessero apprendere così velocemente ciò che di nuovo è stato fatto. In questi mesi si è verificato un grosso cambiamento da parte dei ragazzi. Hanno vissuto periodi di grande forma e periodi di calo, come è normale che sia per la loro età. Sono contento del loro comportamento. Nel campionato che stiamo affrontando, formato da squadre esclusivamente professioniste, ci stiamo comportando molto bene: riceviamo complimenti da parte degli avversari. Sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto, ma c’è ancora molto da migliorare”.

Dando un occhio al campionato, siete stati protagonisti di grandi prestazioni anche contro le grandi squadre. Quale è la più grande differenza tra la tua squadra e quelle di serie A. Il divario è esclusivamente dal punto di vista fisico o c’è altro?

“Il fisico fa tanto: sotto questo punto di vista siamo in debito con quasi tutte le nostre avversarie e quindi dobbiamo cercare di prevalere tecnicamente. Ciò si verifica quando affrontiamo squadre di Lega Pro, mentre con Inter, Milan e Atalanta, oltre al livello fisico che è nettamente superiore al nostro, sono presenti tra loro delle individualità che spiccano più delle nostre. Questo aspetto è conseguenza della selezione che tali società possono permettersi. Fa molto piacere trovarsi subito dietro a queste squadre in classifica, tra noi e loro c’è un gap che dobbiamo cercare di colmare con i nostri concetti. Alcune volte si riesce, mentre altre la superiorità è netta”.

Quella dei ragazzi che stai allenando è un’età molto particolare, di passaggio tra la fanciullezza e l’adolescenza. Assieme ad una crescita fisica c’è anche una crescita psicologica. Quanto hai visto cambiati i tuoi ragazzi in questo periodo e quali sono le principali difficoltà che hai riscontrato, legate a questa crescita, che vanno aldilà del lato sportivo?

“La differenza si nota di settimana in settimana e varia da individuo a individuo. Il gruppo sta iniziando ad essere meno omogeneo, perché ci sono ragazzi che arrivano ad una età adolescenziale prima di altri. Ci sono degli ‘scontri’ all’interno del gruppo dovuti ad una questione comportamentale. La mia abilità deve essere quella di far vivere serenamente il periodo di crescita che questi ragazzi stanno attraversando. La difficoltà che sto riscontrando è quella di tenere alta la concentrazione di quei ragazzi che si sentono già grandi, che potrebbero essere facile preda di distrazioni, al giorno d’oggi sempre maggiori. Questo è il compito di noi allenatori, che in primis siamo educatori”.

Questo gruppo è uno tra quelli che è stato meno plasmato nel corso degli anni, soprattutto dall’ultima stagione. Come definiresti questo gruppo?

“L’essere insieme da anni è sicuramente un vantaggio che ha permesso una veloce integrazione dei nuovi arrivati: credo che tanti possano andare avanti in questo percorso, mentre altri che sono leggermente indietro in relazione al periodo di crescita possono colmare le proprie lacune con l’allenamento. È un gran bel gruppo e forse è per questo che la società ha puntato molto su di loro: in un ambiente del genere ognuno è facilitato nel migliorare le proprie abilità”.

Questo è il primo anno che alleni una fascia di età così alta, inserendo alcuni alcuni concetti a livello tattico prima poco approfonditi. Come hai vissuto questo passaggio?

“È stata una novità anche per me: inizialmente ho avuto bisogno di un accompagnamento nel percorso di crescita e questo per me è stato un piacere perché più strumenti riesci ad avere per accrescere la tua conoscenza, più hai frecce per il tuo arco per il tuo futuro. All’inizio non è stato facile, ma i ragazzi dopo una prima fase di ambientamento si sono calati nella parte. Ora sto cercando di trasferire concetti più agonistici, affiancandoli ad aspetti più ludici. È un percorso di crescita anche per me che finora posso valutare più che positivamente”.

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