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Società

Dietro le quinte: Claudio Sprenger

Claudio Sprenger (nella foto con Pellizzoli, Offredi e Luoni poche stagionifa) è il medico della prima squadra: questo è il suo terzo anno in Celeste. Unruolo delicato e non molto sotto i riflettori, portato avanti da un uomoprestato al calcio solo da poco tempo.

 

Claudio, presentaci il tuo lavoro.

 

Sono il medico della prima squadra, seguo i ragazzi da un punto di vistaesclusivamente medico e tengo i rapporti con lo staff tecnico proponendoall'allenatore e alla direzione sportiva le situazioni cliniche dei ragazzi,dando indicazioni sulle loro possibilità di allenarsi e con quali modalitàfarlo. Inoltre organizzo gli esami strumentali da effettuare in collaborazionecon la clinica Gavazzeni. Mi occupo della loro salute, a tutto tondo. Ilmio lavoro non dipende dal risultato sul campo: il mio lavoro è quello di poterdare all'allenatore la disponibilità di un giocatore nei tempi giusti e senzarischi per la salute del giocatore. Poter fare rientrare Bombardini dopo 42giorni in campo, quando avrebbe dovuto rimanere out per 60... quelle sono lemie gratificazioni.

 

Ma la tua carriera è stata legata ad un altro sport per tanto tempo.

 

Ho passato 14 anni nel mondo del ciclismo: ho iniziato nel 1995 nellasquadra Brescialat, una squadra professionistica che mi ha dato la possibilitàdi seguire il Tour de France come mia prima esperienza di corsa. Poi sonopassato ai team gestiti da Gianluigi Stanga: 10 Tour de France, 8 Girid'Italia, 6 Vuelta. 

I momenti più importanti: il secondo posto di Gonchar nel 2004, perchéavevamo una squadra piccola e fu un risultato insperato; la maglia a pois diVirenque al Tour de France; le vittorie di Petacchi, 5 o 6 tappe vinte nellostesso anno al Giro. La vittoria di Gotti al Giro non sono riuscita agodermela: fu l'anno in cui squalificarono Pantani...

 

Come mai sei passato al calcio?

 

Il calcio mi è sempre piaciuto, ero un po' stanco di star via per 200giorni l'anno e credere che casa mia fosse un albergo o un aeroporto.L'AlbinoLeffe mi ha voluto a lungo e mi ha dato la possibilità di stare vicinoa casa, vicino alla mia famiglia e ai miei bambini: ecco, lavorare perl'AlbinoLeffe mi ha dato la possibilità di vederli crescere. Continuo comunquea seguire le squadre di dilettanti, il ciclismo è ancora una passione.

 

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